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Articoli Wednesday 12 March 2003:
Darwin, la guerra dei pesci

Centoquarantaquattro anni dopo la pubbblicazione dell'«Origine della specie» Alleanza nazionale lancia la «settimana antievoluzionista».
Contro la «favola» darwinista, una teoria funzionale all'egemonia di sinistra che non dovrebbe essere insegnata nelle scuole ed eliminata dai libri di testo


MATTEO BARTOCCI

Da un po' di tempo sulle strade americane si combatte una curiosa battaglia a colpi di adesivi: la Guerra dei pesci. In un giorno qualsiasi, in un qualsiasi incrocio è possibile assistere a uno scontro quasi religioso tra gli automobilisti con il Pesce di Darwin e quelli con il Pesce di Gesù. Il Pesce di Darwin - un pesce con le zampe, simbolo dell'evoluzione dell'uomo da animali acquatici - inventato da Al Seckel e John Edwards negli anni `80, è il simbolo della guerra da tempo in atto in alcuni college e università Usa tra creazionisti (che vorrebbero sopprimerlo) e darwinisti (che invece lo esibiscono con orgoglio). Purtroppo, a quanto sembra, la lotta all'evoluzionismo darwiniano è arrivata anche da noi. I giovani studenti di An hanno presentato infatti a Milano la loro «Settimana antievoluzionista», la prima kermesse contro l'insegnamento della teoria di Darwin nelle nostre scuole. Volantinaggi, conferenze e perfino un convegno dedicato alla «favola» darwinista (sic). Eppure la fisica e la biologia, dopo i furori contro la storiografia del `900, erano finora scampate all'ansia restauratrice della destra al governo. Tant'è. Dopo il Lazio di Storace, epicentro della lotta sui libri di storia, la Lombardia di Formigoni si fa teatro della battaglia creazionista.

Secondo gli organizzatori dell'iniziativa, il darwinismo «è una tesi impossibile, sia in campo biologico che geologico» ed è quindi necessario armarsi di forbici per eliminare l'errore dai testi scolastici. Ma qual è il motivo di tanto furore contro il naturalista inglese? Secondo Alleanza Nazionale «il darwinismo è funzionale all'egemonia della sinistra». Nulla di nuovo sotto il sole. Se non fosse che Marx stesso considerava il darwinismo un'espressione dell'etica capitalistica, un'estensione del principio del laissez-faire dalla società alla natura. L'Urss, d'altro canto, bollò la genetica come «scienza borghese» fin dal 1948, indebolendo completamente il proprio contributo alle scienze biologiche. 144 anni dopo la pubblicazione dell'Origine delle Specie, forse in preda a un'angoscia esistenziale, i giovani studenti della destra nostrana hanno scoperto di vivere in un mondo di favole, dove il complotto darwinista li pone ai margini del progresso culturale, vittime di modelli scientifici errati e ideologici. Poco importa che non ci sia un solo articolo scientifico pubblicato negli ultimi cento anni in tutto il mondo che metta in dubbio la selezione naturale come principio esplicativo di gran parte dei fenomeni biologici. Certo, ogni teoria scientifica non è esente da incongruenze, che sono continuamente riviste alla luce delle scoperte e del progresso della ricerca. La visione che poteva avere Darwin delle scienze della vita non è certo quella di oggi. Del resto anche la chiesa cattolica ha appurato (1996) che la dottrina della Creazione è pienamente compatibile con l'evoluzionismo. La nota esegetica al racconto della creazione nella Bibbia della Cei, recita: «il testo [biblico, ndr] utilizza una scienza ancora in fasce. Non bisogna ingegnarsi a stabilire concordanze tra questo quadro e la nostra scienza moderna, ma piuttosto leggervi, sotto una forma che porta l'impronta della sua epoca, un insegnamento rivelato, con valore permanente, su Dio, unico, trascendente, anteriore al mondo, creatore». La creazione è per i cattolici semplicemente l'inizio della storia. Al contrario, il creazionismo è la credenza nella verità letterale della Bibbia, la fede in un mondo creato esattamente in sei giorni più il riposo sabbatico. Prima della kermesse lombarda questo atteggiamento era confinato all'interno di alcuni circoli protestanti e fondamentalisti americani.

Del resto, il profondo cambiamento concettuale operato dalla teoria della selezione naturale era noto a Darwin stesso, che affrontò non senza tentennamenti le conseguenze delle proprie scoperte. Prima del famoso viaggio alle Galapagos, infatti, era un fedele anglicano, consapevole della verità letterale della Bibbia. Ma di ritorno in Inghilterra mutò opinione fino a dichiarare, nella Autobiografia, che «il mistero del principio dell'universo è insolubile per noi, e perciò, per quel che mi riguarda, mi limito a dichiararmi agnostico». La rivoluzione innescata da Darwin, forse la rivoluzione scientifica più radicale di tutte, ha richiesto infatti un ripensamento completo della concezione che l'uomo aveva del mondo e di se stesso: la sostituzione di un mondo statico con uno in evoluzione; l'inaccettabilità del creazionismo; l'eliminazione dell'antropocentrismo; la spiegazione della diversità del mondo biologico attraverso la selezione naturale, un processo che introduce una variazione non direzionale basata su un successo riproduttivo opportunistico; la sostituzione dell'essenzialismo con il pensiero popolazionale. L'impatto di questo pensatore è senza precedenti. A eccezione di Freud, nessun altro è stato così citato, tradotto e a nessuno sono stati dedicati tanti libri come a Darwin.

Ma in tempi difficili come questi, non vorremmo dover tappezzare le nostre povere Fiat di adesivi inneggianti al biologo inglese... Per quanto riguarda gli Usa, naturalmente, le specie separate Pesce di Gesù e Pesce di Darwin non possono incrociarsi e, a causa delle risorse limitate (un numero finito di auto su cui mostrarsi) sono costrette a competere tra loro e a lottare per la sopravvivenza. Come? Esattamente secondo il classico metodo darwiniano: evoluzione e selezione naturale.


 
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