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Re: G. G. Allin (1956/1993) di: rightjobspk11
Re: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123

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Coprophagus Saturday 05 April 2003:
Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo

con: Diego Abatantuono, Rita Rusic, Angelo Infanti, Enrico Antonelli, Armando Marra, Franz Di Cioccio, Vincenzo Crocitti, Fancesco Salvi, Mauro di Francesco, Giuseppe Castellano, Jimmy Il Fenomeno

Musiche: Franco Mussida, Franz Di Cioccio

Ho deciso che da troppo tempo latitano - nella versione web di Lamette - le schede filmiche a-tecniche che caratterizzavano un tempo la rubrica Coprophagus. Si torna a bomba, quindi, e lo si fa con una pellicola che non poteva mancare di destare la nostra cinefila e bastarda attenzione.

Il glorioso Attila, epico peplum nostrano nato da un'allucinazione oscena e monicelliana, oggi è sicuramente oggetto di culto per folle sconfinate di fedeli del primo, immenso Abatantuono (quello reduce dal cabaret, per intenderci), sia per la relativamente difficile reperibilità, sia perché questa è sicuramente - in assoluto - la migliore interpretazione del Diego nazionale, con buona pace di tutti i Salvatores e Pupi Avati vari. E non contento della sentenza che ho appena avuto l'ardire di sparare, rincaro pure la dose aggiungendo che era tanto che volevo togliermi 'sto pelo dalla lingua. E che mo mi sento più leggero.

Passiamo dunque all'ormai celeberrimo plot. In una zona delle campagne milanesi che corrisponde all'odierna Segrate, vive un'armata di sbàrbari selvaggi e viulènti, che trascorre il tempo andando a caccia di maiali setolosi da lapidare e abbattere a martellate, onde sfamare l'intero villaggio: ma un dì, durante una di queste battute squisitamente venatorie, un distaccamento dell'esercito romano, capitanato dal centurione burino Fusco Cornelio, provvede al ratto di donne, cibo e cavalli di proprietà dei barbari.

Aldarico, lo re dei selvaggi (Abatantuono, appunto), è pronto a soprassedere per quanto riguarda le donne e il cibo, ma - alla notizia del furto dei suoi equini - va su tutte le furie, e decide quindi di distruggere Roma, perché "chi la fa, l'aspetti". Montato su un carroccio trainato dai suoi sette-otto ferocissimi guerrieri, parte dunque per un viaggio costellato da improbabili peripezie mitologiche, durante il quale incontrerà, tra le tante bizzarre creature, la maga Columbia (Pictures), che gli rivelerà - per intercessione del Dio Odino - il nome di colui che metterà a ferro e fuoco l'Urbe: "Attila, il flagello di Dio".

Da quel momento Aldarico, compreso il suo glorioso destino, si auto-rinominerà: "Attila, il fratello di Dio".

Tutto quello che riuscirà a fare, però, sarà sbaragliare un esercito di frontiera e mettere a ferro e fuoco una città della Maremma toscana - dando poi ordine di scannare tutti gli uomini, viulèntare tutte le donne, e quindi, di darsi tutti allo smaialèccio.

Una volta giunti finalmente alle porte di Roma, Attila e i suoi maciullano a mazzate l'acquedotto, scambiato erroneamente per l'unica cosa lasciata sul campo dai nemici già fuggiti. Manco a dirlo, durante la battaglia finale i romani gli faranno invece un culo tanto, e si salverà soltanto Attila, grazie all'aiuto del filosofo Silone, greco della Magna Grecia che si esprime unicamente con un pesante e volgare accento partenopeo.

Tutti i seguaci di Attila, nel corso della storia, saranno dunque progressivamente massacrati. Per ogni caduto sul campo, che sia stato infizzàto come un tordo, spappùlato da una pietra o scambiato pe'un porco, il re richiede il "rollo funebre" al tamburino Giallo (interpretato nientemeno che da Franz Di Cioccio, batterista della PFM) e intona con i superstiti una filastrocca di sua invenzione, che varia a seconda delle occasioni e che tutti voi certamente ricorderete, ma che in sintesi dice che il guerriero era valoroso ma "mo è murùto" e "Odino se l'è ciappàto". Dopodiché, rigorosamente, tutto il gruppo "tira innanzi" con nonchalance.

A ben guardare, "Attila" appare sicuramente come un film "buttato là", in quanto estemporaneo ed illogico in molte sue parti, anzi, a tratti addirittura privo di collegamenti razionali, ma non gli manca, tuttavia, il tradizionale happy ending da colossal del cinema classico hollywoodiano, con Abatantuono che fugge verso Napoli a bordo di una mongolfiera (?). E butta in pasto ai romani, per alleggerire il carico, l'infido viceré (un insopportabile Mauro Di Francesco), bene di gran lunga meno importante rispetto all'oro del bottino romano e alle tette della concubina Uraia (la tostissima Rita Rusic, allora moglie di Cecchi Gori).

Casting d'eccezione per un film che lascia ancora senza parole. Tra i barbari: un giovanissimo Francesco Salvi e un relativamente giovane Vincenzo Crocitti, con tanto di parruccone castano.

La presenza di un caratterista del calibro di Jimmy Il Fenomeno, infine, ci appare sicuramente come la ciliegina sulla torta, assieme alle splèntite musiche di Mussida e Di Cioccio della Premiata Forneria.

In definitiva, e nonostante il fallimento commerciale, una piccola meraviglia del nostro cinema e una fonte inesauribile di neologismi che hanno segnato un'epoca: non può e non deve assulùtamente mancare nella vostra cineteca casalinga, per nessun motivo.

Avanti, miei scroti!

[Simone]




Commenti:

Re: Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo
grande film,mitico Diego Abatantuono,w l'Italia tresh!

05/04/2003 di: -Ele-

Re: Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo
e adesso è uscito il DVD!!!

20/10/2003 di: -Ele-

Re: Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo
Fantastico:D il dvd sta 12 euro...eehheeh ma si spera che scenderà oltre....Sbabbari

24/03/2004 di: Malozzo

Re: Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo
Grande film grande interpretazione da parte di Abbadantuono. L'interpretazione comica del grande barbaro non poteva farla soltanto che lui.Peccato che i trash all'italiana non si usano piu' produrli,peccato anche che i vecchi miti trash si sono intrufolati in una fitta nebbia, da il grande e bastardo Pierino(Alvaro Vitali) ad allo sbirro italiano piu' violento lo spettacolare Tomas Milliam.E' davvero un peccato che l'ultimo artista trash all'italiana sia diventato un attore da film dei Vanzina o un cabarettista Mediaset.non rimane soltanto che acccendere il video e infilare una vecchia e' resistente videocassetta...TRASH FOR EVER

18/06/2004 di: bruco

Re: Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo
è il film piu pazzesco che abbia mai visto...cmq ultimamente lo hanno dato in tv...forse qst estate...ma comunque....peccato davvero per la rovina del Diegone...era molto meglio così...

18/11/2004 di: EdHeL

Re: Attila, flagello di Dio (Italia 1982, col., 102') di Castellano e Pipolo
hahahahah mitico film, me lo hanno da poco passato in DVD

20/11/2004 di: Thesike

 
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