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Articoli Monday 19 May 2003:
Marisa

Marisa, capelli rossi raccolti dietro la nuca, le labbra carnose, un neo nero sulla pelle bianca, all'altezza dello zigomo destro, cammina in cerca di una mela per fare un frullato a Luca. Luca è suo figlio, logico, se non scontato? Un altro bambino da pubblicità, anzi qualcuna l'ha anche fatta. Era lui quello che rideva lavandosi i denti sul lavandino verde acido. L'altra notte è stata sveglia a misurargli la febbre ogni cinque minuti. Era tornata alla solita ora da lavoro, e lo aveva trovato sudaticcio, sdraiato sul divano davanti alla televisione. Subito aveva chiamato il dottore, un bel dottorino da telefilm, con gli occhiali e le belle mani. Le fantasie erotiche galoppano e anche le sottane. La febbre a trentotto e mezzo si era alzata, per tutta la notte. Luca, le sembra ieri che era incinta. Luca frutto di una notte d'amore o di sesso forse è più appropriato chiamarla così, con l'avvocato Baldini, un signore giovanile e con la sciarpina rossa, per il quale faceva la segretaria e del quale per un periodo era stata l'amante, ricalcando un classico dell'immaginario relazionale umano.

Si ferma e guarda sul davanzale della finestra, uno strano ed impossibile passerotto rosso si ferma e la guarda, cammina poi saltellando.

Marisa esce deve comprare delle cose di nuovo, si è dimenticata qualcosa come al suo solito, le sue giornate sono sempre anche un rincorrere quello che dovrebbe fare, e cazzo è sempre in ritardo. Svolta dietro l'angolo ed arriva in una piazzetta, dove si mischiano gli odori, del mercato che sta chiudendo, del pesce, dei fiori, dei rognoni, del vino, ci sono dei banchi con dei ravanelli di plastica enormi, radioline cinesi, olive, dolci, lupini, pomodori marci, trippa andata a male.

Ciao Mari! Come sta tu fio?

Stanotte ha avuto la febbre sino a trentanove, poi stamattina è andata via, mo' sto a cercà un po' de mele e arance, sai pe le vitamine, il dottore s'è raccomannato.

Tiè ecco te do queste. Grazie Alvaro alla prossima, alla prossima Marì. Marisa di fretta si allontana avvolta nello scialle di lana celeste, la gonna lunga le lascia scoperte le caviglie magre, e fa intravedere mentre si muove le gambe lunghe da gazzella. Marisa ha ventincinque anni , un marito robivecchi, si sono sposati due anni fa a Fiano Romano e un figlio di cinque, avuto dalla sua relazione con l'avvocato. Abitano in una casa piccola e semplice, che lei pulisce tutti i giorni con meticolosità, le piastrelle della cucina sono verdi come i suoi occhi e risplendono di luce propria, o meglio di candeggina. Il bagno è blu, c'è uno specchio in un angolo un po' malandato, la sua camera è bianca con una coperta rigorosamente a fiori, l'armadio arancione di plastica, i pavimenti sono di marmo, quel marmo che andava negli anni trenta, non ci sono tende alle finestre, c'è un piccolo terrazzino comunicante con la sala da pranzo, dove troneggia un divano giallo, malconcio, tirato via da una cantina, che Giorgio era andato a pulire. In quella cantina c'era anche un quadro con una bellissima donna in attesa di un figlio, un quadro quasi ginecologico, che avrebbe sempre voluto far valutare da uno storico dell'arte, che l'anziana signora padrona della cantina, aveva voluto lasciargli, nonostante gli fosse affezionata e a sua volta l'avesse trovato per caso nella casa quando l'aveva comprata nel 1947 insieme al suo giovane marito ma con i capelli interamente bianchi. Il quadro è sopra al divano e campeggia se non troneggia nel piccolo salone, pochi altri oggetti, un attaccapanni, un televisore, un tavolo di legno, delle sedie tutte spaiate.

Marisa ritorna quindi a casa, Luca si è addormentato sul divano giallo che poi è anche il suo letto, Giorgio non rientra stanotte, lei si mette in cucina, guarda fuori le luci della città, sono bellissime stasera, mette l'acqua sul fuoco per prepararsi la sua camomilla di rito, poi va in bagno si lava i denti e passarsi il filo interdentale. Una spazzolata alla sua fluente chioma rossa, e sotto le coperte a fiori, residuo anni settanta. Fuori fa freddo e Marisa sente una brutta sensazione , la notte copre tutto e il gelo le chiude la gola.

Due gocce di valium e passa la paura. Quando prende l'autobus Marisa si addormenta e l'autista che oramai è suo amico la sveglia. Marisa all'alba va a pulire gli uffici, quegli uffici dove prima era una segretaria, ma che poi ha scelto di abbandonare dopo la storia con Baldini, per poi ritornarci per arrotondare. Lì conosce tutti ed è proprio una bella famiglia, si prende il caffè con le sue amiche e poi inizia a pulire sino alle nove, quando arrivano i viventi di giorno. Ma lei poi va al mercato dove è riuscita a prendersi una bancarella e vende i suoi monili autoprodotti, collane, anelli, spille, che vanno anche bene, riesce a farci anche duecentomila al giorno, ma solo nella bella stagione, quindi non in questa. Attacca tardi tanto la sua clientela lo sa che lei apre alle dieci e mezza, e poi c'è da fare in centro con i turisti e tutto il resto. Rimane lì sino alle tre, poi va a dare ripetizioni di canto ad una bambina che abita all'Eur ed infine rientra. Marisa è una ex cantante lirica, che andava al conservatorio e lavorava come segretaria per sostenersi agli studi, suo padre è un violinista, sua madre una ex ballerina di danza classica, sono di Genova, e continuano a lavoricchiare, il padre con le lezioni private e la madre con la sua scuola di ballo che ha aperto in società con la sorella, ha anche un fratello l'Elia e una sorella più piccola la Carmen, Elia è a Rapallo è anche lui violinista ma fa anche il macellaio, Carmen è una squattrinata ballerina di giorno e di notte una cameriera da night club.

Stamattina però al banco non si vende niente, forse perché fa freddo, forse perché non le va di vociare, ed invitare la gente ad osservare le sue mercanzie, forse solo perché si è dimenticata di mettersi il rossetto.

Una luce nuova invade la strada ed ecco apparire il suo principe azzurro, viene da lei e la porta nel suo castello. Signora scusi quanto la fa la spilla a forma di carne simmenthal? Eccoci qui di nuovo, sarebbe bello ritornare sui banchi di scuola, con il professore di educazione tecnica che ci faceva fare il lavoro sui mandala, e invece non si può, ma in fondo meglio così. Ciao mamma sono uscito da scuola, suona il telefono, mi vieni a prendere andiamo a fare una passeggiata, lo sai che non posso, è ancora mercoledì sabato sì ti porto a fare una passeggiata, potremmo andare a vedere il parco di Spoerri, ci facciamo prestare la macchina da Alfredo e andiamo. Marisa guarda il suo pargolo anche se non è lì vicino a lui all'asilo, ma sa che è infagottato nel suo cappotto blu, con la sciarpa arrotolata rossa come quella di suo padre, oramai un rampante radical scic della roma bene che già lasciava presagire la sua scalata al successo e che adesso molto probabilmente se la spassa alle Hawaii, oppure è in Nepal in preda ad una crisi mistica. Ma poi ci pensa, ma tu avevi la febbre non dovevi uscire, come mai sei a scuola chi ti ci ha portato? E niente è venuta a bussare la Francesca e sono andato con lei, mi ha aiutato a vestirmi, non avevo più la febbre, papà non c'era e così eccomi qui. Poi mi annoiavo a casa da solo, qui invece abbiamo giocato con la maestra con i colori e ti ho fatto anche un disegno, hai un vestito verde con i pois viola. Ma che stronzate pensa Marisa, delle volte si ritrova a pensare cose assurde di suo figlio che è un genio a cinque anni parla come se ne avesse otto, e la guarda dentro e le dice delle cose assurde. Papà non c'era come mai, doveva tornare alle sette, dopo il giro che aveva fatto a Napoli per prendere quei mobili della contessa e come mai non c'era.

Non è che non c'era, dice Luca candidamente è che si è chiuso in camera con la contessa ed io mi annoiavo. Marisa sente le gambe tremare, chiude il telefono, chiude il banco, non va alla lezione di canto privata da Matilde e arriva a scuola di Luca, lo prende, lo porta a casa e lo picchia.

Lo picchia così tanto che Luca non riesce più a parlare, e così era questo che faceva quel porco e perché non portava mai a casa una lira, diceva che andava male, che non lo chiamavano mai per pulire le cantine che non riusciva più a prendere robe nuove che il mercato si era estinto.

Poi lo chiamavano e gli prendeva i soldi dalla borsetta, tutte le volte che lei gli diceva ma sì vai, non ti preoccupare in qualche modo le cose si sistemeranno. Magari mettiamo su un negozio di arredamento e bigiotteria e facciamo i soldi, organizziamo delle serate di canto, invito i miei amici del conservatorio, poi apriamo anche una vineria e ci paghiamo gli studi anche all'università per Luca il nostro fisico-matematico.

Marisa infila un gettone per telefonare, ma è stato cambiato con uno arancione, di quelli che oramai vanno solo con la carta, e lei la carta non ce l'ha, ma domani è domenica potrei ancora fingere di andare a Rapallo, per la giornata e tacere, tacere e fingere, oppure scappare e prendersi Luca. Qualcosa da fare li a Rapallo si trova, poi c'è l'Elia, suo fratello, che ha il banco da macellaio, nonché suona il violino.

E potrebbe aiutarla per i primi tempi. Potrebbe andare a stare da lui per un po' e poi da cosa nasce cosa, magari riprende anche a cantare, dovrebbe andare da una buona logopedista e riassestarsi la voce, prendere contatti con tutto quel giro che ha mollato da quando è nato Luca, ma potrebbe farcela. E mentre immagina mondi possibili, eccola qui che cammina con Luca per mano che la strattona e non riesce a seguire il ritmo e si avvicina alla stazione termini per prendere il primo treno per Rapallo. È uscita così senza neanche una valigia, solo con la sua cassetta del mestiere le sue pinze, i suoi vetri, le sue pietre e le sue resine. È ancora bello, Marisa ti ho visto ieri di sfuggita, non riuscivo a credere che fossi tu, non sei cambiata per niente, bugiardo sono cambiata eccome dalla quinta elementare pensa tra sé quante cose successe e i segni non si vedono, tutti sul viso, il primo taglio nella pelle a 18 anni, un po' tardi forse, oppure erano 17 sì credo 17. Mamma andiamo? Sì subito, chiudo il banco e andiamo da tuo padre. Ma Marisa non ti ricordi di me? Marisa non sente o meglio fa finta di niente. Meglio che non gli dica niente, meglio che pensi che si è sbagliato, poteva essere la sua via di uscita, la sua porta, ma meglio tirare dritto, andiamo Luca?

La strada è piccola e costellata di sampietrini, il tacco si infila nella strada, cerca di toglierlo, ma è troppo incazzata, lascia la scarpa lì a terra e se ne va, tanto erano quelle rosse lucide, e zoppicando arriva al portone, tre rampe di scale, infila la chiave nella toppa, Giorgio non c'è e va bene non ci sei e io ti aspetto. Tutti questi anni passati dietro a lui, innamorata come un'adolescente, infilata in questa storia da telenovela, si erano conosciuti in un mercato, a Ponte Milvio per l'esattezza, avevano passeggiato insieme sulle sponde del Tevere, il loro le era sempre sembrato un amore puro, di quelli che non sarebbero finiti mai, ma che vomito.

Lui e i suoi occhi chiari i capelli arruffati intorno al viso, le spalle larghe, e lui come mi ripaga con la contessa, qualcosa le deve succedere. È vero che è una bella donna e che la vita matrimoniale può avere i suoi momenti no, ma comunque vorrei spaccarle la faccia, vorrebbe essere capace di fare, dire cose altre ma non si può. Adesso sta meditando su come ammazzarla, con un trinciapollo, sì un trinciapollo piantato nel collo, sarebbe stato fantastico, sì direi meraviglioso, come anche infilarglielo tutto su per la carotide, zampilli di sangue escono ovunque e sfociano nella merda che intanto si è fatta addosso, la contessa, la tanto cara e beneamata contessa. E poi simpaticamente si rimette a leggere il suo libro tropico del cancro, sì si chiama così, mentre è seduta sul divano, si muove la lampada con le stelle fluorescenti, ma niente da fare.

Entra in cucina ed apre il frigo, vuoto, stasera spaghetti per festeggiare, poi si vedrà, magari con interiora di contessa, sguardo in camera, occhio vitreo.

[Dafne Subotnik]




Commenti:

Re: Marisa 1989-2003

02/06/2003 di: shantiom

 
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