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Recensioni Saturday 25 October 2003:
III° Raduno Skins & Punks, Civitavecchia (RM), 11 e 12/7/2003

Chissà quanti, tra voi, bastardi, si sono chiesti il perché di tante latitanze da parte nostra, a livello di recensioni e làiv reports. Perché tanto ritardo nel recensire l'ultimo ciddì della mia putrida orchestrina? Perché non hanno ancora pubblicato nulla sul III° Raduno “Skins & Punks”, che sono passati mesi e mesi? Oh, ma che vi credete, che non c'abbiamo mai un cazzo da fà? O pensate che il cervellone elettronico di Lamette, miracolosamente, non si impalli mai? Giriamo su Windows pure noi, non vi preoccupate. E i tempi sono quelli che sono, con buona pace dei più pignoli e cacacazzi tra voi. Fermo restando che lo speciale sul Raduno - alla lunga - ve l'abbiamo fatto lo stesso, con tanto di rassegna stampa e galleria fotografica ufficiale annessa e connessa: dunque gaudio e tripudio. Il Raduno “Skins & Punks”, per chi l'ha visto e per chi non c'era, e per chi quel giono lì si scaldava la propria pera.
Buona lettura, bastardi.

11/7

Siamo in macchina, siore e siori, diretti in quel di Civitavecchia, provincia di Roma, ove si terrà, stasera e domani, l'ennesima edizione del famigerato Raduno "Skins & Punks", espulso dalla sede originaria di Frosinone ma giunto nondimeno - tra polemiche, boicottaggi e musica eccellente - alla terza (e sottolineo terza) edizione ufficiale. Il promoter e patron della manifestazione è, come sempre, l'inossidabile e i-ri-du-cìb-bi-le Enrico Cinelli alias Steve La Chance, supportato per l'occasione da miss Madama e dalla totalità dei ragazzi del CSOA Ex-Mattatoio di Civitavecchia. Costoro infatti, con grande coraggio und sprezzo del pericolen, si sono spontaneamente offerti di rilevare insieme la patata bollente di un evento che ogni anno è atteso sistematicamente e impazientemente dai punks e dagli skinheads di tutta la penisola, ma che proprio per questo prelude usualmente a risse, insulti, feriti, giornalisti e ospedali da campo. Chiaramente il buon Enrico - costretto spesso e volentieri a fare da Florence Nightingale ai vari storpiati - non è in alcun modo responsabile di tutto ciò, non avendo mai incitato la marmaglia a picchiarsi selvaggiamente anziché assistere ai concerti proposti. Tanto più che egli chiama solitamente bènds strabilianti da tutta Italia, mica orchestrine da ballo campestre, e quindi lasciarle suonare in pace sarebbe proprio il minimo. E poi, insomma, diciamocelo francamente, o amati lettori: se le cose vanno così un motivo ci sarà. La mia spiegazione personale al problema, condivisibile o meno, è la seguente: quando si è in tanti, come in questi casi, ci sono ospiti graditi e non, e c'è inevitabilmente anche la zavorra. Per zavorra intendo: bipedi non ubiqui abbigliati impeccabilmente a suon di borchie, spillette, Lonsdale e Fred Perry, ma non certo interessati alla musica e alla situazione, invasati piuttosto da una mala interpretazione di "Arancia Meccanica" rugginosamente incastrata sulla prima parte del film. O al limite pericolosamente contaminati dalle spore venefiche di strumentalizzazioni politiche di partito & altre miserie che come sempre giustificano comportamenti di per sé ingiustificabili. In conclusione: se costoro rimanessero a casa, e avessero grande successo nel sabotare il biliardino del bar dell'angolo, sarebbe molto meglio per noi e per loro.

Ma torniamo alla macchina. Siamo in viaggio, ripeto, e la compagnia non è certo delle più raccomandabili: niente bambole arrapanti con me, stasera, ma bensì Ermete, Mimmo Ripper e Marco Incubo. Ruttano, sporcano, urlano, si insultano vicendevolmente e bevono complessivamente una tanica di caffé, mentre io ne sorbisco appena un quarto di litro. Tutti e quattro veniamo da lontano, ascoltiamo Johnny Thunders & The Heartbreakers ("live at Max's", per chi volesse entrare nel dettaglio), e tre domande ci frullano insistentemente nella testa, urtando contro le già provate sinapsi: suoneremo stasera e domani? Chi le darà di santa ragione a chi? E in ultimo: chi ha scorreggiato?

Mentre siamo ancora lì che ci pensiamo, eccoci arrivati. Fa un caldo boia, l'Ex-Mattatoio è aperto e l'atmosfera accogliente ricorda un po' quella della reclàm di Amaro Montenegro: e poi tra una mezz'ora è pure pronto in tavola, anche se, a differenza dello spot televisivo, ai commensali non sarà servita la carne del povero cavallo azzoppato. Il palco è stato allestito, per l'occasione, nell'enorme spiazzo all'aperto del CSOA, che costituisce sicuramente la migliore location che il Raduno abbia mai avuto, a dispetto della più remota ubicazione geografica del porto di mare: del resto, la più complessa manovra automobilistica che la presa di Civitavecchia comporta si rivela ben presto essere un'arma a doppio taglio che ci sfregia piacevolmente in volto, esaudendo più o meno il desiderio da me idealmente espresso in macchina. Ed ecco che abbiamo avuto infatti meno affluenza dell'anno scorso, nel senso che gli abusivi sono rimasti a casa sul serio, e ciò è stato fondamentale per il buon esito di quello che poi si è rivelato indiscutibilmente il più tranquillo e, per molti versi, il migliore dei tre Raduni. Lo stesso Steve La Chance, che sulle prime mi ha confessato la sua perplessità, si è dovuto alfine ricredere in merito alla vecchia storia dei pochi ma buoni, e nel giro di mezz'ora mi ha offerto una birra e mi ha dato pure ragione.

Vabbé, facciamo un breve flashforward sulla scontata distribuzione del carburante etilico, laonde arrivare così all'inizio del concerto. L'Ex-Mattatoio, dalle ventuno in poi, s'è presto e progressivamente riempito di contingenti da sbarco da nord & sud: i nomadi tremendi, addizionati alla quasi totalità dei punks e delle coccie rasate laziali (del Lazio e/o della Lazio), costituiscono comunque, in questo momento, un grosso numero di intervenuti, che al segnale convenuto si accalca buzzurrescamente sotto il palco in pieno assetto da battaglia.

Aprono la serata i Vilipendio di Civitavecchia, Oi! bènd composta dagli occupanti del CSOA, ai quali spettano logicamente gli onori di casa. Devo dire che si inizia alla grande, porca troia, perché i nostri convincono assai: più di quando li ho visti in azione come Fuorilegge, meno della prossima volta che suoneranno. Alla fine della loro performance - venti minuti di ottimo skinhead rock italians-do-it-better style - mi sento decisamente in colpa per il fatto di non conoscere manco un pezzo loro, e cerco invano di procurarmi un demo, che voci di corridoio mi dicono non essere stato ancora realizzato. Ma sto aspettando, Vilipendio, sto aspettando...

Sotto a chi tocca: è quindi la volta dei Crazy Nuance, punkrock bènd romana di Torpignattara che sta riscuotendo un successo di pubblico sempre maggiore, anche perché, devo dirlo, se lo merita. Li ho visti dal vivo varie volte, abbiamo diviso il palco varie volte e altrettante volte abbiamo bevuto insieme. Dei Crazy Nuance come ragazzi posso dire solo del bene, ma questa volta aggiungerò che sono pure diventati un piccolo cult, e per convincermi di ciò m'è bastato vedere il "Crazy Nuance Contingent" presente al Raduno: una buona decina di aficionados di Papo & co., con tanto di maglietta ufficiale della bènd, in qualità di scorta brancaleonica dei tre.

Iniziano dunque a suonare i sopracitati Crazy Nuance, e via con il punkrock smazzato dalla sei corde di Papo e potenziato dalla sua improbabile voce al vetriolo e dalla ritmica serrata del Tigro. I pezzi memorabili ci stanno tutti, dalla ramonesiana "Mama made me kamikaze" a "Franco is a pusher" a "Mark was a bomber" (con tanto di fischietto annesso alla batteria) all'ormai nota rivisitazione di "Filler" dei Minor Threat. Chiudono con "Punkrock macht frei", mi pare, e comunque sia han fatto bène, considerando anche il bassista nuovo di zecca, subentrato da pochissimissimo. E qui passo la linea al nostro inviato...

Camillo: …È la volta dei formiani della Gioventù Bruciata. A detta di molti, questi danno vita a una delle migliori performance dal vivo dei loro 7 anni di attività! Solo tre i pezzi tratti da “Reazione Violenta” (l'opener “Odio tutto”, indi “Violenza” e “Depressiva”), largo invece ai pezzi nuovi (“Occhio tagliato”, “Sessantotto merda”, “Circolo vizioso”, “Horror vacui”), sicuramente all’altezza di quelli precedenti, e poi cover dei Ramones (“Commando”), cover dei Basta (“Nessun Pudore”, featuring Bonzo degli Allergia in qualità di special guest) e finale da orgasmo con “Polizia Assassina” dei Bloody Riot, cantata niente popò di meno che da Roberto Perciballi, nascosto fra i presenti nelle vesti di fotografo. Grandiosi!

Vabbène, vabbène, riprendo la linea, ed è giunto il momento della Banda Del Rione, annunciata impudicamente dall'equivoco Steve La Chance, in un vergognoso clima da fallofòria ("I Gioventù Spanàta hanno finito, ora salga sul palco la Banda Del Ricchiòne!"). E la processione del fallo continua, ma non prima che abbia avuto luogo un breve e gradito fuori programma. Massimone, fino ad allora rimasto a bordo palco (birra alla mano), chiede microfono e spazio, e con i suoi compari mette in piedi estemporaneamente un mini-làiv dei Kattiva Kondotta, proponendo a sorpresa un paio di pezzi di ottimo punk-ar'còre, che noi tutti si apprezza.

La ribalta spetta quindi, sul serio, agli Oi!corers torinesi, attesissimi da un fottìo di teste rasate che sommergono letteralmente il pit, cantando tutti i testi parola per parola. Impatto spaventoso fin dall'inizio per questa bènd dal doppio riff stoppato e dalla mazzata pesante, per un concerto che raggiunge indubbiamente i suoi momenti clou durante l'esecuzione di "Per le strade della tua città" e "Toro", anthem dedicato alla gloriosa squadra calcistica nonché, nel contempo, alla città di Franti, della Mole, dei Nerorgasmo e dei Negazione. Il dopo-concerto, allo sfollare della calca, è anche una buona occasione per scambiare due chiacchiere con i nostri (nella fattispecie Ale e Eugenio) e augurarci reciprocamente di condividere più spesso gli stessi palchi. Bevi tu che bevo io.

Il tasso alcolico comincia a farsi sentire, e la gente sbanda da una parte all'altra. I Razzapparte, leggenda Oi! del viterbese, non sono da meno. Dopo un breve intervallo acustico, atto a ristabilizzare il segnale radiofonico dei presenti, montano sul palco i tuscàni, e la situazione si movimenta ancora e ancora. Flavio si sbraca la camicia e zompa da una parte all'altra, mentre la bènd propone a uno a uno tutti i suoi imperdibili anthems, scatanando immediatamente il pogo e le incursioni microfoniche. Gran casino, in particolare e come sempre, sulle classiche "Bootboy revolt!", "Razza a parte", "Un posto per noi" e "Rabbia", ma devo dire che tra le mie preferite c'è sicuramente anche "Il posto dove vivo", ottima punk-Oi! song con cui i nostri aprono egregiamente le danze. Pochi cazzi, i Razzapparte sono sicuramente una delle migliori bènds attualmente in circolazione, sia dal punto di vista tecnico che compositivo. E poi, incredibile a dirsi, non sono ripetitivi! "Non ci credo", direbbe giustamente Dan Peterson.

Chiudono il làiv con una cover di "Crucified" degli Iron Cross, e giù l'asta per i cori, che viene letteralmente sbranata dagli skinheads bramosi di ritornellare. Quindi è tutto sospeso fino a domani, buona nottata.

Buona nottata?

Minchia, ma state scherzando? Volete una descrizione di come s'è passata a' nuttàta? Abbiamo anche quella, visto che abbiamo declinato l'invito ad andare a sbracarci in spiaggia come tutte le persone civili. Con noi Marco Incubo, che dormiva su una sedia e s'è svegliato per trovarne due; Enrico e Camillo, che hanno dormito insieme in macchina, destando grossi e del resto inconfutabili sospetti; Mimmo, Ermete, David, Benedetto, Daniele e molti altri, che hanno condiviso con me la nuda terra, tra un sacco a pelo zozzo e un materasso della puttana.

All'alba, i gabbiani mi hanno finito.

Mi sono alzato per andare a pisciare e ho trovato un Modigliani ai piedi di un garage limitrofo all'Ex-Mattatoio. Aveva un braccio incastrato dietro la scapola, una bottiglia di birra vuota a due centimetri dall'orecchio sinistro, ed era umilmente scalzo. Era Stefanino, il chitarrista dei Razzapparte.

Pregando gli altri di venirlo a raccogliere, ho chiesto insistentemente se avessero con loro una macchina fotografica.

12/7

La calura estiva è tale che ci stiamo liquefacendo a due metri dal molo. Si boccheggia per tutta la mattinata, e da bere c'è solo birra. Nessuno ha palle di andare a cercare acqua e viveri, e l'ombra è ridotta a un solo locale, la sala mensa. La pompa idrica non potabile sembra essere l'unica via di scampo, e stiamo tutti rincoglioniti. Ma quando tutto sembra perduto, scopriamo l'esistenza di uno splendido bar. Andiamo e torniamo, lavandoci alla meno peggio e incorporando finalmente cornetti, liquidi e caffé.

Enrico, per ravvivare la compagnia, improvvisa un vomitevole spettacolo di spogliarello: si denuda integralmente e comincia a fare l'elicottero, correndo qua e là senza la minima coordinazione, mentre con l' idropompa lo annaffia il buon Camillo. Visto rapidamente l'andazzo tremendo della situèscion, mi trascino come un ramarro fino alla macchina di Smilzo, caposaldo dell'Oi! pescarese, e andiamo quindi a procacciarci il cibo assieme ad altri volontari, mentre il resto dei nerds ci spalleggia col servo-acceleratore.

Di panino in panino, si ripresenta inarrestabile il desiderio di un'altra birra, e quindi (sono le cinque!) andiamo a cercare un pub aperto, visto che le scorte di ieri sera sono ormai calde come l'orina.

Ci ritroviamo insieme in men che non si dica in un irish pub nei pressi del porto. Tra gli altri, io, Enrico, Smilzo, Ermete, Marco Incubo e un encomiabile giovane che s'è avviato solo da Matera, perché è l'unico skin della sua città. Smaterializziamo complessivamente un barile di Guinness scura e giochiamo al tavolo ad una sorta di variante violenta di "padrone e sotto", rifilandoci schiaffoni e tirate d'orecchi sotto gli occhi divertiti di un gestore mai troppo esterrefatto. "È il miglior momento del Raduno", commenta entusiasta Steve La Chance.

Al nostro ritorno, troviamo Bonzo e i rimanenti Boots Brothers sbracati su tutte le sedie a disposizione, mentre il resto della barbarie ronfa fragorosamente all'ombra del palco, quando non si limita a vagare sconsolata per il Mattatoio. Mimmo mi informa del fatto che i ragazzi al mixer stanno registrando integralmente tutti i concerti, e che il nostro è venuto mica male. L'ha riascoltato dal computer mentre noi eravamo al pub. Siamo un po' alticci, per la verità, e anch'io non mi reggo esageratamente bene: ma è guardando Marco Incubo, che dorme ininterrottamente sulla stessa sedia dall'11 notte, che mi domando se i Blood '77 ce la faranno mai a suonare. Quello che ancora non so è che il nostro oggi sarà sveglio per venti minuti in tutta la giornata, ma quei pochi basteranno.

E di qui saltiamo a pie' pari sul noioso sàund cèck fino all'inaugurazione della seconda serata concertistica, col Bestia che è finalmente arrivato e i Discard Of System clamorosamente impiantati sul palco. Oddio, per la verità, della formazione originale non c'è più granché: Ermete alle pelli e Nunna alla chitarra accompagnano Daniele e Fetta, dal momento che l'ottimo Stefano, causa contrattempi, non è potuto intervenire. Comunque sia, lasciatemelo dire: io i concerti dei Discard Of System li ho visti tutti, e questo è stato sicuramente uno dei migliori. Precisi, potenti e sparati, le hanno suonate a dovere a tutti raccogliendo il consenso della plebe, che cominciava proprio in quel momento a risvegliarsi dal torpore e a prendere posto. Tra i pezzi proposti, i cavalli di battaglia "Bone head", "Discard Of System" e - soprattutto - "Tolleranza zero" (la mia preferita!), ma anche un paio di brani nuovi di grande impatto, "Arrest the war" e "Antisociale". Il Bestia, come sempre, mette in serie difficoltà i fonici, che devono regolargli la voce in modo che non spacchi il microfono.

È giunto finalmente il momento dei Boots Brothers, la Frosinone spaghetti-Oi! bènd nelle cui file si nasconde il depravato Steve La Chance. Gli hombres in nero (vabbé, non dimentichiamo Noemi) salgono minacciosi sul palco, sfoggiando tutti la maglietta autoprodotta "Piloni" e/o "Frosolone Skins". Tempo di poggiare il culo dietro la grancassa, ed ecco che Enrico La Chance attacca il tempo di "Per un posto in società", seguito a ruota dal chitarrone di David. Ottimo sciò pure per i ciociari, con un grosso seguito da parte del pubblico. Tutti hanno comprato il demo e tutti cantano assieme a Camillo i pezzi, da "P.zzale Loreto" a "Skinhead" (cover italianizzata dei grandi Oi! The Arrase) a "Senza dignità" (my favourite B.B. song, no question about it). Camillo, ovviamente, se la spassa, e all'occorrenza rifila il microfono qua e là, tra i capoccioni in delirio.

Chiusura alla grande, con "Bellator Frusino", pezzo che un po' mi fa sempre incazzare, anche se sono calcisticamente ateo: comunque sia, ottimi e meritevoli. Cazzo, ma che è successo? Stanno tutti in tiro, 'sti due giorni? Incubo, nel frattempo - vuoi per il pogo vuoi per il romòrio - si sveglia, e la linea passa di nuovo alla regia...

Camillo: Scendiamo dal palco e tocca ai Blood '77, ed Ermete si proclama eroe del terzo episodio del Raduno salendo sul palco per la terza volta, con tre gruppi diversi, solo in questa edizione. La band formatasi di recente propone un punk‘n’roll con testi in inglese davvero niente male. I formiani fanno del loro meglio, ed il risultato è senza dubbio ottimo, tranne qualche sbavatura sul finale del primo pezzo. Davvero belle l’omonima “Blood '77” e la seconda canzone eseguita dalla band, “Go die”. La palma del momento più bello del loro concerto va senza il benché minimo dubbio alla scenetta messa in atto dall’assatanato Steve La Chance, che tenta disperatamente di afferrare l’uccello del poverello (uno dei trentacinque nomi di battaglia di Simone, ndr), che si difende come può e continua incurante la sua performance canora.

Rapido cambio di set e Standing Strong sul palco, per un brutale faccia a faccia con la parte cattiva di Torino. E qui ho avuto paura, devo ammetterlo: la ritmica sembra un terremoto, e sbalorditivo anche il cantante Zipep, piccolo quanto cazzimmòso. Si muove ipercineticamente da una parte all'altra, mentre ci delizia con pezzi vecchi e nuovi: su tutti, "Non conti nulla", "Skin & punk" ("Nulla a che vedere con l'omonimo hit dei Nabat", precisano immediatamente i nostri) e l'immancabile cover di "Nessun Pudore" dei Basta, che coinvolge tutti, ma che ve lo dico a 'ffa'. Validissimo ardecòre old-school, con fortissime influenze Oi!, per una rotta d'ossa che deve essere necessariamente mitigata dal subentrare di una variante più melodica. Avanti dunque con gli Youngang.

Youngang: forse qui sarò di parte, visto che sono un fan della melodic-Oi! bènd, ma la loro esibizione ha costituito, a mio avviso, uno dei picchi più alti raggiunti durante l'intero Raduno. E via con l'ennesima invasione di palco e di microfoni e con la bella voce di Eugenio, a cui si uniscono in coro le nostre. "Anche tu", "Il vero spirito" (con Enrico che canta "il vero skin è filatelico"...), "Il santo", "Lottano tra loro": tutto il repertorio dei nostri viene sguinzagliato sulla canaglia con grande perizia e godimento. Alla consueta cover del canto anarchico ottocentesco "Dimmi bel giovane" - viste le insistenze di molti - i nostri aggiungono una nuova rivisitazione punk, in via estemporanea, della classicissima "Sante Caserio" di Pietro Gori. E qui io m'arricrèo.

Quaranta minuti dopo, scendono dal palco anche loro, e la folla non sfolla.

Si appropinquano quindi i Rabbia di Trento, e da questo momento in poi la storia prende tutt'altro andazzo: da mo fino alla fine sarà solo, rigorosamente, esclusivamente, ultraviolenza Oi!-core.

L'impatto dei Rabbia è tremendo, sicuramente il più tremendo delle due serate. Gli strumentisti sono delle macine e il cantante è un forsennato (nel senso buono del termine, ovvio). Sfoderano anthems dietro anthems, e nel pit si scatena immediatamente un pogo furibondo. I kids li sommergono letteralmente durante l'esecuzione di "Tute da lavoro", "Rabbia", "Divise rosse e blu", e delle immancabili eitìs-Oi! cover ("Comunicato" dei Rough, "Scenderemo nelle strade" dei Nabat e "ACAB" dei Four Skins). Dallo stand di Robertò rimiro ammirato cotanta distruzione, mentre s'attendono on stage gli emiliani Rebelde.

Tocca quindi agli Oi! heroes di Forlì la chiusura in bellezza del III° Raduno: capitanati da uno Skin in piena belligeranza (con tanto di trucco da guerra) aprono senza tante storie i guerrieri della birra con "9 novembre del '44", scassando tecnicamente il culo a tutti, e proseguono con "Torna a camminare", "Troie e potere" e "Non chiudere gli occhi al passato".

Come se non bastasse, mentre si inizia a rovinare pesantemente al suolo, arrivano le cover: "Vaffanculo" degli Erode, "Gotta go" degli Agnostic Front e "Astro zombies" dei Misfits, che costituisce il gran finale. E poi, silenzio.

Cos'altro chiedere a un evento del genere, se non una prosecuzione annuale costante? Nulla, dico io. Un plauso a tutti, nessuno escluso, dagli organizzatori alle bènds al pubblico, che ripeto (a costo di sembrare noioso), per una volta si è dimostrato veramente all'altezza della situazione. On an'on, baby.

[Simone, con inserzioni di Camillo, inviato speciale volontario]

Vai alla GALLERIA FOTOGRAFICA UFFICIALE del III° Raduno “Skins & Punks”

Vai al live report di Carlo (Figlio Di Alex) per RUDENESS

Nota bene: la galleria verrà aggiornata con nuovi scatti man mano che questi ci perverranno. Quindi, se foste in possesso di altre foto relative all'evento, spedite senza timore (in jpeg da non più di 1 mega) a: simone@lamette.it. In cambio, vi faremo un generoso clistere e le inseriremo immediatamente sul sito.


 
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