Benvenuti su Lamette.it
Il portale/webzine più rozzo d´Italia sulla musica & sulla cultura autodistruttiva degli sporchi giovani: contiene punk fetente!
[ Editoriali ] [ Articoli ] [ Recensioni ] [ Interviste ] [ Relics ] [ Coprophagus ] [ Blog ] [ Forum ]

  Menù della Lama
[ Home ]
[ Editoriali ]
[ Articoli ]
[ Recensioni ]
[ Interviste ]
[ Relics ]
[ Coprophagus ]
[ Blog ]
[ Forum ]
[ Calendario concerti ]
[ Links ]
[ Contatti ]
[ MP3/Downloads ]
[ Vocabolario ]
[ Archivio ]
[ Top 20 ]

  Ricerca nel Sito
news
commenti
eventi
links
 

  Sponsor della Lama
SOA Records/Oi! Strike
Randagi Rock Community
Sound Of The Street
Bloody Passion Tattoo
Latitudine 42 Comics & Games
Rave Up Vinyl Agency
Lamette Comics Blog
Blood '77
Killer Penis
Sponsor della Lama

  Old news
Recensioni: Colonna Infame SH – Dalla nostra parte Lp (Oi! Strike, 2013) (1)
Recensioni: Bufalo Kill – Be be bleah! cd (Yorpikus Sound, 2013)
Recensioni: Stigmathe – Fronte di nervi Lp (SOA Records, 2012)
Recensioni: Raise Your Pitch – Tutti Appesi demo-cd (Autoprodotto, 2012)
Recensioni: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011) (1)
Recensioni: Whiskey Füneral - Whiskey Füneral cd (Full Speed Ahead Records, Tornado Ride Records, 2012) (1)
Articoli: Kalashnikov – La città dell’ultima paura 12” picture (D.I.Y., 2013)
Recensioni: Golden Shower – The strange case of the Alaskan dragon breath cd (Area Pirata, 2013)
Interviste: Klaxon
Recensioni: Because The Bean – Indifferenza nera 7’’ (Bertani Dischi e Salami, United We stand, FFC Productions…, 2012)

Tutte le News

  Commenti
Re: The Pale Flowers - The Pale Flowers cd (Autoprodotto, 2013) di: Randy
Re: The Morlocks – Submerged alive cd (Area Pirata, 2013) di: Eyalz
Re: The Morlocks – Submerged alive cd (Area Pirata, 2013) di: clickme
Re: Amelie Tritesse/Tre Tigri Contro split 7” (Autoprodotto, 2013) di: clickme
Re: Ranxerox - L\'antieroe dimenticato di: cai123
Re: Ranxerox - L\'antieroe dimenticato di: cai123
Re: Ranxerox - L\'antieroe dimenticato di: lukenlow
Re: Ranxerox - L\'antieroe dimenticato di: lukenlow

Tutti i commenti

 
Pagina Stampabile Invia ad un amico Commenta

Articoli Saturday 27 December 2003:
Rumore (seconda parte)

[Rileggi la prima puntata]

La vita, in una mesta cittadina di provincia, scorre come un discorso preparato tempo prima: non fa una piega, segue un filo logico, cattura in parte l’attenzione, ma non eccita! Questo era invece successo in quel buco sperduto in un angolo dell’universo: il titillamento dei capezzoli aveva provocato un’eccitazione perversa e selvaggia che solo una doppia penetrazione poteva, adesso, cercare di pacare quell’arsura di liquido seminale! L’omicidio era stato il primo scatto di un congegno che avrebbe scandito un nuovo tempo in quello sbadiglio che durava da un’eternità.

Gli occhi della gente avevano ripreso a brillare, accorgendosi della bellezza devastante di quel gioco che avrebbe potuto non risparmiare nessuno. Tutti erano in quello stato d’ebbrezza che precede la sbornia colossale. Nel paese non si parlava d’altro e ad ogni nuova efferatezza, un brivido nella schiena, dal piacere infernale. Guai a parlarne ad alta voce, ma era così: c’era voluta la morte perché la vita si destasse! Ora che il trastullo era andato avanti di parecchio non si poteva certo interrompere la partita. Due mesi dal ritrovamento dell’ultima pozzanghera umana erano tanti. Qualcuno aveva ripreso ad affollare i bar, invece di isolarsi il più possibile per ricevere, chissà, almeno un sano spavento. Le quindicenni in fregola non si bagnavano più col calare delle prime ombre serali. Niente più riunioni in strada, negli anfratti sordidi, a far da esca per l’orrore puro. Nessuna più vibrante paura nell’umidità dei vicoli ciechi. Palestre disertate dagli sbirri obesi che l’azione imminente aveva, almeno un po’, scosso più dei pranzi e delle abbuffate domenicali. Niente di niente. La bara che a fatica era stata aperta, si stava, pian piano, richiudendo, con all’interno un cadavere rinsecchito più che mai. Simone questo sicuramente non lo sapeva. Certo, avrebbe potuto non fregargli niente, ma fare la parte del benefattore della comunità, almeno l’avrebbe rimesso, forse, di buonumore. Giorni e notti tutte uguali. Una noia. Adesso ci sarebbe voluta una bella strage, invece lui era ancora là, su quegli scalini del cazzo, a buttare via una carriera da serial killer, per il rumore. Tra l’altro, addirittura, non sentiva quasi più il peso del silenzio gravargli addosso, e questo poteva significare soltanto una cosa: la fine! Tutti quegli anni di fragore rischiavano il trapasso per l’affanno di una ricerca senza senso. Non era lui che avrebbe dovuto cercarne il regno, ma il rumore catapultarlo all’interno della sua supernova. La conflagrazione del suo io lo avrebbe fatto brillare come un ordigno bellico inesploso, e lo avrebbe, finalmente, immortalato per lo sconquasso estremo.

La ventunesima, quella sera, brillava di luce propria: il fascino della falce spiegata pronta per mietere più vite possibili! Simone era sempre lì, immerso nella penombra dei lampioni spenti, che beveva e fumava, perso nei corridoi taglienti di un moderno manicomio, incatenato e disperato, soggiogato dal recente passato glorioso che era scomparso per sempre. Dondolava il capo a destra e a sinistra, seguendo il ritmo di una musica fantasma che soltanto lui era in grado di ascoltare, abbozzando qualche volta il testo di una canzone che denigrava il bene, parlando del peccato dell’umana esistenza. E il rumore, dentro la sua anima, ancora gli faceva compagnia, pur nascondendosi, spesso, tra le intricate maglie di un cervello che stava scivolando, piano, nelle acque paludose della pazzia. Bisognava attraversare alla svelta quel deserto, prima di smarrirsi oltre la linea del non-ritorno, da dove solo la potente raccomandazione del grande Lucifero avrebbe potuto fargli ritrovare la via: ma l’elegante signore di tutte le notti non brilla certo per la sua generosità! Rintocchi di luna destarono più forte il rumore, affacciandosi sul pallore di un volto sfigurato dalle rinunce degli ultimi mesi. Ululare, forse, non sarebbe servito: ma il sangue rappresenta il dono regale per il principe supremo, per il sommo sultano della lontana terra del pandemonio! Sua maestà infernale, il rumore, avrebbe gradito il gesto del suo figlio prediletto. La lama del coltello, che da anni lo aveva accompagnato nella sua opera di redenzione del mondo, sembrava fatta di vapore. L’opacità dello sguardo del taglio soffriva di quello che il suo vecchio compagno stava per offrirgli. La prima rasoiata sul petto, tanto per abituare il corpo, fu l’assaggio del sentiero da percorrere. Cristalli di sangue si raggrumarono sull’involucro esterno del cuore, a formare un arcipelago maestoso. Il rumore cresceva a dismisura. Era quello il modo. Altri pochi tagli e le sue ali sarebbero state in grado di farlo alzare in volo verso le nere praterie dello sconosciuto. Spettrale, lo scintillio, catapultò le stelle, come spilli, nei suoi pensieri, seppellendo nella fredda terra dell’amnesia tutti i sensi conosciuti, tutti tranne uno: il dolore! Ancora non bastava. Simone lo sapeva, ma come poteva essere sicuro di riuscire? Pesanti passi rimbombarono tristi in quella notte gravida di mistero! Una sagoma indistinta faceva capolino, avvicinandosi a lui sempre di più, dall’inferriata arrugginita delle tenebre. Un volto sconosciuto gli si parò davanti. Il rumore, in quel preciso istante, sfondò, con la sua violenta irruenza, gli altoparlanti del vuoto siderale che li aveva avvolti.

« Non riuscirai a farlo, da solo. »

Quella voce. Un abisso così alto da provocare la vertigine suprema. L’antico e fanciullesco pianto con cui irrorare i semi del male per farli crescere a dismisura e poi avvelenarne il creato.

« Cosa non riuscirei a fare? » Il groove rompeva i timpani. I due insieme sembravano catalizzare le forze oscure dell’universo.

« Trovare il varco. »

Simone chiuse gli occhi un attimo.

Subito dopo si portò le mani alle orecchie per arginare il cataclisma che il battito del suo cuore stava provocando nei meandri del suo apparato auditivo.

« Ma tu chi cazzo sei? »

Inutile chiederlo. Aveva capito benissimo chi fosse.

« Quello che volevi incontrare da tempo. »

« Max? »

« I nomi non servono a niente. Sono solo sassi gettati nel fondo del mare: corpi morti che non torneranno a galla mai più! »

« Come facevi a sapere che ti cercavo, e perché non sei venuto prima? »

« Una domanda alla volta. »

Simone sentiva rinascere qualcosa dentro di sé, mentre il rumore continuava imperterrito a frustare lo spazio intorno a lui. Quel qualcosa, attenzione, era la stessa cosa che lo aveva sempre fatto ridere quando le sue vittime ne premevano disperatamente l’interruttore: la speranza! Simone sperava che da quel momento in poi tutto sarebbe ritornato al suo posto. Ma nei suoi occhi, adesso, brillava, contemporaneamente, la paura.

« Chi sei tu, veramente? »

« Soltanto un uomo. Come te. Ma un uomo che conosce tante cose. »

« Come hai saputo chi ero, e perché volevo incontrarti? »

« Non ha importanza. »

« Sai che era mia intenzione smembrarti, vero? »

« Lo so. Per questo ho aspettato. Eri cieco! »

« Chi ti assicura che le mie intenzioni siano cambiate? »

« Io leggo nei tuoi occhi, Simone, come fossero un libro aperto. »

« Come conosci il mio nome? »

« Non ha importanza. »

« Mi dà fastidio il tuo sapere. Per molto meno, un tempo, ti avrei strappato il cuore! »

« Il tempo è un’illusione. Gli avvenimenti in esso contenuti, il riflesso di altri mondi. Il tuo rumore, soltanto un sogno. »

« Che cosa fai: bestemmi? Sai che fine ha fatto l’ultimo impudente? »

« Lo so. Sei solo tu che non ti rendi conto di aver di fronte non un allievo, ma il maestro! »

« Maestro di cosa? »

« A tempo debito… »

Simone voleva il risveglio della bestia sopita che era in lui, e se quel tale era in grado di ridestarla voleva saperlo subito. Non doveva essere difficile sbarazzarsi di lui, dopo. Per il momento, però, conveniva non contraddirlo più di tanto. La vendetta, poi, avrebbe costituito un piatto freddo da gustare al sangue.

« Se il rumore è un sogno, tu puoi fare in modo che diventi realtà e che mi rapisca? »

« Potrei… »

« Che cosa vuol dire potrei? »

« Significa che per avere, bisogna prima dare… »

Le solide basi che Simone aveva costruito attorno a Max crollarono di schianto, provocando uno stridore acuto, culminante nell’abbassamento dei toni alti del rumore.

« Vuoi dei soldi? Questo sei? Un mercante? »

L’ira. Puttana d’alto bordo dai tratti marcati. Vergine di ferro pronta a chiudersi al primo cenno di sottomissione. Simone, veloce, sfoderò l’acciaio ricurvo per tornare grande come un tempo, ma il ghiaccio degli occhi di Max smorzò la sua corsa affannandogli il respiro. Il raggio d’azione di ogni burattino è limitato dai fili e dalle mani che, sapientemente, ordinano loro il movimento. Si convinse solo allora. E capì. Il maestro al suo cospetto insegnava l’orrore e lui, che fin da piccolo aveva creduto di esserne uno dei simboli più forti, adesso poteva solo capitolare e chiedere perdono.

« Caro Simone, credo di essermi sbagliato. Non sei pronto ancora. Dovevo lasciarti trasportare dalla forte corrente del fiume del suicidio, che ti avrebbe deposto nel luogo che meriti: sulle sponde dell’assoluto nulla! »

Max, girandosi, prese la via del ritorno, silenziosamente.

« No! Perdonami, maestro! Adesso so. Lascia che le mie ginocchia sanguinino, prostrandomi ai tuoi piedi! »

Così dicendo si lasciava cadere in terra pesantemente, a dimostrazione della sua debolezza nei confronti della conoscenza. Max si arrestò sulla soglia dell’astratto che stava per assorbirlo, e lo guardò. Simone aveva il capo chino nella polvere, e aveva assunto le sembianze di un animale ferito. La misericordia del Demonio è pari solo al male che in esso alberga: forte come l’amore, dolce come la morte!

« Alzati! »

Simone obbedì.

« Per ritrovarti al cospetto del rumore devi bere! »

Max stava porgendo a Simone uno strano calice con dentro un liquido rosso. Non era sangue.

« Cos’è? »

« è del semplice vino. Chiaramente è drogato. Dopo bevuto ti addormenterai: ma il risveglio, penso, sarà di tuo gradimento! »

« Non c’è altro modo? »

« No! »

Simone prese il bicchiere tra le mani. Il suo contatto era strano: come calarsi in un’ampolla colma d’assenzio, come lasciarsi avvolgere dalla densa nebbia dei fumi dell’oppio. Guardò Max, cercando nei suoi occhi un’ulteriore spiegazione. Saracinesche di granito vi ci erano stampate.

« Hai paura? »

« Sì! »

« Puoi rinunciare, se vuoi. Non deve esserci coercizione nella ricerca della verità! »

« Mi basterebbe molto meno! Vorrei solo tornare ad essere com’ero un tempo… »

« E il rumore? »

« Già, il rumore. L’inizio e la fine. Non lo so. Sono confuso. »

« La confusione è la scintilla che fa divampare l’enorme fuoco della vita. La fine e l’inizio e non viceversa. L’impavido sfugge la sorte avversa con un semplice colpo di reni: ma se è bloccato dalla paura soccombe! »

« La paura fa parte del gioco! »

« Non di questo, Simone, non di questo. »

« Che devo fare? »

« Devi bere, per attraversare lo specchio, altrimenti continua a fuggire dal vecchio te stesso! »

Simone ancora esitava. La mano tesa di Max stringeva la coppa di vetro quasi a volerla mandare in frantumi. Quel nettare scuro poteva rappresentare un biglietto di sola andata per chissà quale landa: ma poteva benissimo anche essere la soluzione di tutto.

« Ebbene? »

« Perché tanta fretta? Voglio pensarci! »

« Non puoi. Il tempo che avevo deciso di concederti sta per scadere. Ora, o mai più! »

I neri cristalli degli occhi di Simone incrociarono l’acciaio scintillante di quelli di Max, aggiungendo nuove sfumature all’arcobaleno dei colori del male. Max sorrise e Simone lo imitò, strappandogli quasi di mano il bicchiere. Bevve tutto d’un fiato. L’ultima goccia di quel sangue, evasa dalla sua prigione trasparente, sembrò disegnare, sul selciato, l’esplosione atomica delle arterie di Simone: lacrima tenebrosa del destino! Scagliò il vuoto che stringeva nelle mani lontano, desiderando l’eco concentrica dei vetri spezzati, ma il rumore, mai così maestosamente puro, lo travolse con la furia di un treno in corsa, smembrando prepotentemente il suo corpo. La fine ebbe inizio.

Una nuova e radiosa alba accarezzò il volto del paese, quella mattina. L’aria era intrisa delle vibrazioni del vociare sommesso e delle sirene spiegate. Finalmente era stata trovata. La dodicesima persona squartata. Un’ondata di sospiri di sollievo aveva ingravidato l’atmosfera di quella briciola di satellite, rendendo la mattutina defecazione un aborto spontaneo dei dubbi e delle preoccupazioni: il panno verde, sul tavolo, era ancora al suo posto, e le carte ben distribuite! Stavolta, la vittima non si era potuta identificare, poiché il mosaico dei suoi resti altri non era che il paesaggio putrefatto di un hamburger poco cotto un po’ più grande del solito. Nessuno immaginava, in ogni caso, si potesse trattare del loro beniamino. Sì. La frittata di interiora sotto gli occhi attenti degli inquirenti era Simone, o ciò che di esso restava. C’era un nuovo maniaco dunque, o era solo un caso isolato? Il tempo, testimone chiave di quel processo, avrebbe deposto in favore dell’uno o dell’altro: bisognava solo aspettare lo scempio di un altro corpo per continuare ad urlare di gioia e di dolore!

Il volume del rumore, assordante a livelli abissali, continuava a crescere spaventosamente. Simone aveva aperto gli occhi a quel nuovo mondo soltanto da pochi istanti, e ancora non riusciva, come tutti i neonati, a distinguere le ombre che lo circondavano. Il Chaos regnava. Stille cigolanti, come chiodi arroventati, gli penetravano nell’anima per abituarlo al dolore vero, per depurarlo della sua passata natura umana. Era confuso. Le sue strazianti urla d’agonia erano come intrise di silenzio in quell’infernale baraonda che gli sputava addosso il ribollio del male. Un tunnel. Si trovava in un’enorme galleria, circondato da questa patina, questa nebbia appiccicosa che gli precludeva lo sguardo nitido e ne affossava l’entusiasmo dell’oltrepassamento. Rumore a iosa, senza patria, senza confini, sterminate oasi dalla bellezza rara: tramenio di corpi ormai in disuso pronti per la trasformazione! Era lì, steso, sotto al calore di quel sole opaco che ancora confortava i pochi pensieri che riusciva a far connettere. Aspettava il suo turno, con pazienza. Una detonazione micidiale catapultò il suo sguardo di nuovo verso la chiusura, verso il buio amico, verso la sicurezza del nero, che avrebbe perso di lì a poco. Due precise incisioni gli tagliarono le palpebre di netto, lasciando i bulbi oculari nudi come cadaveri. La sofferenza. Colori accesi, forti più del rumore stesso, banchettarono avidamente con la sua sorpresa. Adesso tutto gli appariva ben definito, chiaro come non lo era stato mai. Dopo la rottura dell’imene, provocata dalla sua penetrazione, quel sangue vergine aveva dipinto il quadro della terra dell’ultimo degli universi: la landa della perfezione! Ancora non riusciva a stare in piedi, ma anche strisciando come un verme riusciva a nutrirsi degli infernali palpiti di quell’enorme cuore alieno. Era quello il rumore. Il motore carnoso di un’immensa astronave in perenne viaggio nella galassia del desiderio. L’afflizione. Ovunque mutilazioni e corpi dilaniati. Femmine feroci dagli aguzzi denti. Tele di vecchie pelli umane esposte in gallerie di antiquariato. Forme evanescenti di mostruosità da incubo. Gelatine ammiccanti. Vivi squarci. Stravaganti protuberanze sessuali. Incroci di esseri da delirio. Il Paradiso. Simone viveva quell’eccitamento con morbosità: ed era felice! La pena. Due giganti dal tronco ricoperto di squame, senza orecchie, con la bocca munita di quattro file di denti, ed una lingua purulenta, lo raccolsero da terra, sulla quale continuava a strisciare. Il loro contatto gli provocava piacere. L’odore nauseabondo delle secrezioni, che fuoriusciva da quello che doveva essere il loro apparato per l’evacuazione, gli provocava l’estasi. Lo stavano sicuramente portando al cospetto del Creatore e Simone ci teneva a fare una buona impressione. Non aveva idea della sua mutazione: ma doveva essere fantastica, a giudicare dalla premura con cui lo stavano trattando. Che cosa avrebbe dato per avere a disposizione uno specchio! Intanto il rumore aumentava la sua spinta. Lo portarono in una sala quadrata, completamente spoglia, fatta eccezione per un grosso tavolo che vi era posto al centro, su cui i due grossi pesci lo adagiarono con delicatezza. Chinando il capo, come a salutarlo, i suoi ospiti si allontanarono. Simone cominciava a sentirsi importante. Uno stridore più acuto degli altri che gli fluttuavano attorno, gli annunciò la visita di quell’abominio. Un grosso ammasso di lardo, ricoperto di un liquido viscoso, di un lerciume colloso, stava avvicinandogli i suoi tre enormi seni di femmina viziosa. Cominciò a strusciarglisi addosso, mostrandogli prima la lingua lasciva, biforcuta come quella di un rettile, poi i denti affilati. Sembrava dovesse accadere qualcosa d’irreparabile, poi, invece, l’aberrazione, prese a leccarlo dappertutto, provocandogli un violento orgasmo con un’ apocalittica fellatio! Non sperma, ma succulento sangue, inondò l’animale al suo cospetto, che con demoniaca arsura ingoiò fino all’ultima goccia. Simone respirò il fumo dei vapori di quella goduta, lasciandosi assorbire dal rumore come fosse un atomo di niente. La sua concubina, prima di allontanarsi, gli regalò l’abbozzo di un sorriso depravato. Si sentiva un re. Neanche il tempo di un respiro ansante che la stanza venne rioccupata. Due alienità dagli occhi gialli avanzavano spedite verso di lui. Erano femmine. Qualcosa, però, distingueva quei non-corpi da altri esemplari che aveva visto e, nell’ultimo caso, toccato. Erano acerbe: frutti sodi ancora non colti! Femmine non adulte. L’eccitazione, in Simone, si ridestò violenta e il rumore riprese a massacrarlo con le sue mazze ferrate. L’amplesso lussurioso di quel triangolo disegnò, sulle mura al titanio, l’ombra del diavolo. L’oscenità delle vergini non era paragonabile a nulla e gli antri sgocciolanti delle loro vagine costituivano, per Simone, il rifugio ideale di un grosso membro che continuava a schizzare sangue! L’infinito sovrappose il suo astratto calco sul piacere della carne, quando le due lo prosciugarono. Non era ancora finita, perché altre femmine attendevano impazienti l’accoppiamento con il nuovo arrivato, mostrando, a turno, le deformità da offrire. L’ultima di queste, una specie di squalo con ventose taglienti al posto delle pinne e una lingua urticante, lo accompagnò raggiante nella voluttà della sodomia, inondandolo di feci al momento estremo del rapimento sessuale. Simone era arrivato al disfacimento: sapeva, ormai, di non aver più niente da donare alle donzelle, se non la sua non-vita! Era stanco, ma felice, e l’unico rimpianto poteva, forse, ritenersi quello di essere arrivato lì impreparato, e di non poter continuare per sempre quell’orgia deliziosa…

Max era seduto, come di consueto, sugli scalini della ventunesima, e ascoltava il vento. La notte si presentava dolce come il morso letale di una vipera, e vestita di una leggera veste bianca. Le sue migliaia di occhi rilucevano spettrali e sornione, sottolineando, con le profondità abissali del tormento, il loro fascino multicolore. Guardava in alto, verso est, e sorrideva, come se aspettasse un segno da quelle nere praterie. Era passato un anno dall’ultimo passaggio offerto, solo un giorno, quindi, su HDL 525. Il paese era tornato ad essere il sepolcro di sempre, ed i suoi abitanti i fiori puzzolenti e ammuffiti su esso deposti. Le ultime eco strazianti, trasformate in polvere dallo squallore del tran-tran. Simone e la crudezza delle sue gesta avrebbero, tra un po’, perso anche il ricordo degli ultimi affezionati, scivolando nelle sabbie mobili del dimenticatoio, salvo, poi, essere disseppellite da qualche emulatore. Max aspettava, in silenzio, di leggere l’ultimo capitolo di quel romanzo breve, lo aspettava perché sapeva che il finale sarebbe stato indimenticabile…

Alle 2.45 di quella stessa notte, o meglio, del mattino nato da poco, il rumore, allargando le sue braccia come per recitare il pater noster, si fece conoscere. Mai presentazione ufficiale fu più catastrofica. Un ottavo grado della scala Richter ingoiò, nel raggio di trenta chilometri, tutto quello che il suo enorme gozzo poteva permettersi, lasciando solo, come testimonianza del suo passaggio, l’alto e vuoto baratro del nulla!

Max continuava a sorridere mentre sprofondava insieme al resto, salutando rispettosamente Simone, e l’essenza pura in cui aveva mutato la sua forma. Sapeva che quel ragazzo era in gamba, ma mai avrebbe immaginato tanto. La perfezione!

Un nuovo cratere nel deserto di ogni giorno, su questo folle mondo che manda alla deriva i sogni di noi tutti. Simone voleva solo il rumore. Simone, oggi, era il rumore. La storia mondiale avrebbe ricordato per sempre la sua opera migliore: la distruzione, l’annientamento!

Intanto nell’universo conosciuto, in quello sconosciuto e nelle dimensioni parallele, la sua leggenda rimbalzava prepotentemente, come una molecola impazzita: avanzava, senza pietà alcuna, come un maligno cancro cerebrale!

Il male, ormai spoglio d’ogni bene, dovette abdicare in suo favore: in favore del rumore!

28 maggio 2003

[Condor]



 
  Fototeca
Crack! 2006 - Fumetti Dirompenti / Vinavyl - Omaggio a Stefano Tamburini - Forte Prenestino, Roma, 08-11/06/2006
Crack! 2006 - Fumetti Dirompenti / Vinavyl - Omaggio a Stefano Tamburini - Forte Prenestino, Roma, 08-11/06/2006


  Calendario Concerti

Tutto il Calendario

  Sostieni la Lama

  Gemelli Tossici
TeleFree.iT
City Of The Dead
Cultura Elettronica
Il Tropico Del Garigliano

  Sondaggi
Cosa pensi della nuova sezione MP3/Downloads?

Era l'unico vero deficit di Lamette. Ora non più.
Era ora di aggiornarsi, tutti hanno i free album.
I free album di Lamette sono i più fichi di tutti.
Non ne sapevo un cazzo, corro a mandarvi il mio!
Non scarico MP3, i dischi o li compro o li ignoro.



Risultati
Sondaggi

Voti: 63
Commenti: 177

  Cronologia della Lama
Thursday 18 July 2019


Web site engine's code is Copyright © 2002 by PHP-Nuke. All Rights Reserved. PHP-Nuke is Free Software released under the GNU/GPL license.
Generazione pagina: 0.044 Secondi