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Interviste Tuesday 09 October 2001:
Fernando Bassoli

Vi ho spiegato chi è Fabio Del Greco. Oggi vi spiego anche chi è Fernando Bassoli. Fernando è un amico mio e di Fabio, che fa lo scrittore. Al contrario di Fabio, che è una presenza alquanto evanescente, il Bassoli è facile che lo incontriate pure voi, perché girovaga da tempo immemorabile per le strade di Roma. In tempi recenti, egli ha pure dato alle stampe un libro di racconti, pubblicato dall'editore Aletti e titolato "Come cammina un uomo senza gambe?".

Secondo me è un fine letterato, sia perché collabora a "Lamette", sia perché ha accettato l'invito senza rompere tanto le palle. Dunque l'ho intervistato per voi bastardi.

D: Allora, Fernando, toglimi innanzitutto una curiosità: quand'è che hai cominciato a scrivere? Prima, durante o dopo la laurea? Scrivi per esigenza, per vocazione o per lucro?

R: Scrivo narrativa per pura passione, mentre la mia attività giornalistica è da interpretare come un lavoro. Alla Letteratura ho cominciato a dedicarmi in modo sistematico solo dopo la Laurea in Legge. Prima non avevo davvero tempo. Ma scrivere è per me un'esigenza fisiologica. Scrivo di tutto e su tutto: sui muri, sulle pareti dei cessi, sui corpi delle ingenue donzelle che hanno la sventura di dovermi occasionalmente sopportare… Ma scrivo anche sulla carta igienica: un tipo di materiale che, per la sua nota fragilità, si presta particolarmente alla creazione di componimenti poetici, dato che impone una scrittura attenta e meditata.

D: Più di un personaggio dei tuoi racconti presuppone un lungo girovagare per le strade di Roma. Qual'è il tuo rapporto con la capitale, e quanto tempo ci passi di solito?

R: Il mio rapporto con Roma è fatto di pura passione. Fosse una donna, la sposerei subito. Lei non è solo una città, ma una categoria del pensiero, un Universale: la Speranza in un futuro migliore elevata a topos geografico. Per gli artisti, poi, è una sorta di Paradiso in terra dove cercare di realizzare i propri sogni. La mia città, Latina, in questo senso offre davvero poco. Ma questo è un problema estensibile all'intera provincia italiana. E' anche vero che un Giacomo Leopardi ha fatto della frustrazione di vivere in un ambiente squallido come Recanati la sua fortuna. Ed anche questo deve farci riflettere: forse la città ideale è solo dentro di noi. Ma Roma davvero non si discute: si ama e basta. Da parte mia, ho girato abbastanza le sue strade ricche di Storia e di… storie. Ho conosciuto tra l'altro il giovane regista Fabio Del Greco, un grande creativo, assai visionario… forse faremo dei film, insieme… Ma c'è ancora molto da vedere. Come ha detto Sandro Veronesi, Roma è esattamente come il Web: c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Per ora vengo nella capitale una volta a settimana, ma spero di trasferirmi presto in modo definitivo.

D: Da quello che ho letto di tuo mi sembra che un bieco cinismo di fondo caratterizzi la tua dimensione narrativa, e che al tempo stesso ti piaccia descrivere il lato solare e vitale delle realtà più squallide. Tu ti ritieni un cinico, un osservatore, o un osservatore cinico? O nessuna delle tre cose?

R: Hai fatto centro! Nella disperazione di chi non ha più nulla da perdere c'è una grande forza, un inno alla Volontà di vivere di Schopenaueriana memoria, che merita rispetto umano ed analisi sociologica. Io sono un osservatore che osserva il cinismo imperante della società che ci circonda. E ne tre le debite conseguenze, denunciando nelle sue narrazioni lo Schifo supremo di uno Stato che sembra programmato per determinare la stronzificazione sistematica di ogni individuo. E più ci si comporta bene, più lo si prende nel culo (la famosa legge del Menga).

D: Questa è di rito: quali sono i tuoi eventuali modelli letterari? Qual'è il tuo genere preferito? Quale lettura consiglieresti a tutti?

R: Pirandello è stato il più grande in assoluto: aveva capito tutto, della vita. Pasolini è stato un punto di riferimento perché mi ha fatto capire che si potevano trattare tematiche anche scabrose, utilizzando un linguaggio basso e gergale, senza per questo rinunciare al lirismo. Poi direi la struggente disperazione umana di Bukowski: uno che sapeva suscitare la risata come pochi altri al mondo. Sono poi oggettivamente affascinato da alcuni grandi "isolati" come Federigo Tozzi o lo stesso Svevo, che hanno saputo entrare di forza nella storia della Letteratura contando sulle proprie energie, senza appartenere, almeno inizialmente, a gruppi o correnti. Cani sciolti con un talento quasi soprannaturale. Per quanto mi riguarda, invece, l'aver aderito ad un movimento letterario dello spessore culturale di quello denominato "Habere Artem" della rivista "Orizzonti" mi ha certamente giovato. L'unione fa la forza e la cultura è dialogo, specie in una società sempre più fondata sulla necessità-capacità di comunicare. Le mie numerose collaborazioni giornalistiche hanno fatto il resto: il mio libro è stato un gran successo di critica, ma - lasciamelo dire - anche uno dei più recensiti della narrativa contemporanea! Per quanto riguarda il mio genere preferito, direi la narrativa in ogni sua forma. Il libro che consiglierei a tutti, invece, è… quello capace di mettere in moto la sacra scintilla della lettura: ognuno ha il suo, basta cercarlo con pazienza. Una volta trovato, divorerete intere librerie, perché capirete che la Letteratura è l'unica speranza che abbiamo di costruire un mondo migliore, quello che tutti vogliamo lasciare ai nostri figli. E per questo noi intellettuali ci batteremo col coltello fra i denti.

D: Una sulla pubblicazione del tuo primo libro "Come cammina un uomo senza gambe?": è stata un'impresa facile o una vera e propria via crucis?

R: Una faticaccia infernale, resa sopportabile dalla fortuna d'aver trovato un Editore, che è soprattutto un amico ed anche una persona seria, come Giuseppe Aletti, poeta che potrebbe anche sorprendere tutti e diventare l'Ungaretti del Terzo Millennio. Tenetelo d'occhio, questo ragazzo: a trent'anni pochi hanno saputo fare quel che sta facendo lui in ambito editoriale, e basta visitare il sito web della sua rivista ("Orizzonti", in tutte le librerie Feltrinelli d'Italia) per rendersene conto. Questo è l'url: www.rivistaorizzonti.net

D: Ma poi come cazzo cammina un uomo senza gambe?

R: Dovete chiederlo a lui, no? Si chiama Djalmo Piciarelli e nemmeno a farlo apposta è un tipo davvero "in gamba", che ha capito molte cose della vita. Ma per conoscere il suo pensiero dovete leggere la sua storia per intero. Chiedete dunque il libro all'Editore (06-44.23.31.33; e-mail: alettig@tin.it). La cosa più spassosa è che c'è… un seguito! Nel mio secondo libro ("Il vero volto delle donne") a Djalmo vengono infatti trapiantate le gambe. Accade però uno spiacevole inconveniente, che non vi sto a svelare, e il nostro eroe si ritrova addirittura sul palco del "Maurizio Costanzo show" a raccontare la sua incredibile vicenda… ma la storia è solo il pretesto per parlare della "malasanità italiana"… Be', quando uscirà il libro, ve lo farò sapere! Per ora, posso solo dirvi che vi spaccherete in due dalle risate."

D: Tirando le somme, che sorta di consigli daresti a un aspirante scrittore, qualora lo ritenessi valido?

R: Si deve capire fin dall'inizio che scrivere narrativa non è un lavoro, almeno in un Paese di non-lettori cronici come il nostro. E' dunque a dir poco opportuno cercare delle collaborazioni giornalistiche che, presto o tardi, cominciano a dare risultati anche economici. Io ho ormai le mie rubriche fisse su molti Giornali (es. www.stradanove.net, www.mediajobnet.it, www.gsamaster.it) e questo mi dà visibilità, dignità… ed anche la possibilità di mandare a quel paese chi se lo merita, rifiutando, ad esempio, le squallide proposte degli Editori-Tipografia: quelli che fanno pagare gli autori e che andrebbero denunciati per truffa in sede penale. Ma in questo Paese di merda si vede anche di peggio…

Ok, vai con l'ultima del condannato a morte. Autointervistati sulla domanda che non ti ho fatto e che volevi ti fosse posta...

Auto-domanda: "Meglio una notte con una bella donna o un racconto geniale scritto in una notte?"
L'ideale sarebbe utilizzare l'ispirazione che deriva dal passare una notte (anche due-tre) con una bella donna (anche bellissima va bene) per scrivere un'opera immortale, magari servendosi della schiena della medesima al posto della classica scrivania. Ecco: il corpo nudo di una bella fanciulla è uno dei luoghi (?) dove riesco ad esprimere al meglio le mie potenzialità creative… ma non sto a dirvi i dettagli, sennò mi arrivano troppe telefonate di giovani insoddisfatte in cerca di forti emozioni. Se davvero le cercate, leggete i miei libri e non ve ne pentirete!"
P.s.: ma non fatemi passare per un puttaniere. Sono una persona seria, io...

Per contatti (di lavoro!), scrivete a: fernandobassoli@hotmail.com

[Simone]


 
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