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Interviste Thursday 18 October 2001:
Laure De Lauris

Quest'oggi "Lamette" ha intervistato per voi bastardi Laura, un tempo nei Raf Punk, nota punk bènd bolognese dei primissimi anni ottanta. Attualmente Laura dipinge, si occupa di teatro e gestisce a Bologna il Vortice, che è probabilmente il più grosso archivio sonoro sull'autoproduzione nazionale rasata & crestata. Era proprio il caso di farle un terzo grado per saperne di più…

Laure De Lauris

D: Un pò di anni fa sei stata la batterista dei Raf Punk, una delle primissime formazioni punk bolognesi e probabilmente anche italiane mai esistite. Tutti più o meno sanno della vostra partecipazione alla vinyl-compilation "Schiavi nella città più libera del mondo", divenuto poi oggetto di culto: il resto della storia dei Raf, invece, è ignoto ai più, specie se consideriamo che molti punx di oggi non possono avervi visti suonare per motivi, diciamo, cronologici. Ci aiuteresti a ripercorrere in un rapido flash le tappe più importanti e/o significative della vostra attività come Raf Punk?

R: Ci siamo formati nel 1979, ma prima di iniziare a suonare è passato un bel po' di tempo a causa della difficoltà di reperire una sala prove e della formazione precaria. Solamente dalla fine degli anni'80 la situazione è cambiata in seguito alla diffusione del punk e alla sua connotazione politica, pacifista e occupante. I concerti cominciarono ad essere più frequenti in ogni città, le occasioni di scambi di dischi e fanzines si moltiplicavano, si creò una rete che favorì la diffusione della nostra cultura. Il successo di Schiavi.. aprì la strada ad altre produzioni e incoraggiò gli altri gruppi a seguire l'esempio. I nostri concerti erano incentrati sulla comunicazione, lanciavamo messaggi e proclami e davamo vita a performance. Volevamo shoccare anche all'interno perché molti erano conformisti nell'essere punk. Shoccavamo all'esterno perché ci piaceva suonare in situazioni esterne come giardinetti o piazze pubbliche. Così abbiamo suonato al Virus ma anche nelle università occupate di Roma e Bologna, spesso rischiando la nostra incolumità.

D: Qual'è il tuo rapporto con la scena punk nazionale? Continui a seguirla, o a fare musica in prima persona? Quali sono le tue bands straniere e le tue bènds spaghetti preferite di tutti i tempi?

R: Continuo a seguire la scena punk odierna, anche se trovo che manca molto l'impatto dei vecchi tempi. Adesso nessuno si sconvolge più come una volta e i gruppi mancano di presenza scenica e di contenuti trasgressivi. (come odio tutti quegli zaini invicta ai concerti!) Mi piacciono i gruppi come No FX e i Pennywise anche se sono troppo tranquilli rispetto ai miei gruppi preferiti di sempre: Black Flag, Germs, Dead Kennedys, Crass, Uk Subs. Gli italiani che ricordo con più trasporto sono i Contrazione, I refuse it, Negazione...

D: Quali sono le finalità criminali del misterioso progetto Vortice? Credi che il punk debba essere disponibile alla massa delle persone, o che debba preservare il suo carattere di "very short circuit"?

R: Noooo, il progetto Vortice non è misterioso, è semplicemente un centro di documentazione aperto a chiunque voglia avere informazioni sulle autoproduzioni. Sicuramente non l'ho aperto per pochi eletti, ma mi piacerebbe che venissero a documentarsi anche coloro che non sono punk, anche solo per capire come è nata la scena punk. Soprattutto la finalità è di lasciare una traccia, un'impronta storica per cose che altrimenti verrebbero cancellate dal tempo.

D: So che sei stata, tra le altre cose, una delle fondatrici della Attack Punk Records, uno dei maggiori punti di riferimento per certa autoproduzione italiana dell'epoca. Per quanto tempo è esistita la Attack Punk e quali sono state, secondo te, le vostre produzioni più importanti?

R: L'Attack è nata con "Schiavi.." nel 1981, io ne sono uscita nel 1986 mentre ancora era attiva ma erano cambiate le finalità. Bisogna dire che esistevano anche etichette parallele come la "Totò alle prese coi dischi" e la "Extrema" che erano sempre fatte da noi. L'Attack era un'etichetta ma non funzionava come un'etichetta, questa è stata la sua forza ma economicamente il suo fallimento. Ad esempio quando avemmo per le mani i CCCP non li trattammo come un fenomeno in grado di portare soldi privilegiandoli, ma li trattammo caoticamente come tutti gli altri, non eravamo dei professionisti e non volevamo nemmeno esserlo, volevamo fare le cose che ci piacevano e che ci sembravano giuste. I CCCP sono stati sicuramente la produzione più rilevante, la compilation "Papi, Queens..." è stata anche importante perché ci ha permesso di diventare internazionali. Infine l'unico rimpianto: non avere prodotto un disco dei Raf Punk.

D: Una domanda un pò a doppio taglio sul senno del poi. Tra le altre cose, la Attack Punk produsse il primo 7" degli ormai arcinoti CCCP. Cosa ne pensi degli ultimi lavori di Ferretti & Zamboni come CSI, se mai ti è capitato di ascoltarli? Per invogliarti a rispondere ti dico pure che a me non piacciono manco un pò, e che li trovo pallosissimi...

R: Per quanto riguarda le ultime produzioni di Ferretti e Zamboni non saprei che dire, a titolo personale io amo ascoltare musica sempre molto positiva, mi piacciono i gruppi con energia, quelli che fanno saltare insomma. Loro sono così deprimenti! Roba da suicidio o morte lenta, non è il mio genere anche se non voglio negarne il valore.

D: Bene, a questo punto direi basta punk, con buona pace di chi se ne frega solo di quello. Sarebbe bello sapere di più della tua più recente attività pittorica. Che tipo di supporti usi e che tematiche ami privilegiare? Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato maggiormente?

R: Purtroppo io faccio molte cose, ma spesso in maniera discontinua anche perché devo lavorare per vivere. Da quando ho iniziato il progetto Vortice ho smesso di quasi di dipingere se non proprio in maniera sporadica. Mi piace assemblare oggetti ed etichette sui quadri e dipingere ad olio, purtroppo non mi piace il mondo dell'arte, troppo snob, così me ne tengo anche abbastanza fuori.

D: Ho letto sul tuo sito che ti sei laureata al DAMS. Io lo frequento già da qualche anno, a Roma, e quindi prendo spunto per soddisfare una mia curiosità personale: com'era il DAMS di Bologna ai tempi della sua genesi? In che tipo di ambiente ci si trovava proiettati? Era qualcosa di finto-hippie come oggi nella capitale o le cose erano meglio?

R: Io ho dei ricordi magnifici del DAMS, facevo il primo anno nel'77, quando ci fu l'occupazione che diede vita alla rivolta. Sono emozioni che ricordo con estremo piacere: le manifestazioni, gli indiani metropolitani, le barricate, l'entusiasmo di quel periodo. Sono felice di avere vissuto certe cose, per il resto l'ambiente anche allora era pieno di tipi con la puzza sotto il naso e noi li prendevamo in giro, soprattutto quelli che usavano sempre la parola "creativo", che andava molto di moda a quei tempi. Il fatto di avere vissuto il DAMS da punk, dal '78 in poi, mi ha dato quel giusto distacco critico che mi ha permesso di sopravvivere alle delusioni del disfacimento senza cadere nelle droghe o nell'integrazione come molti hanno fatto.

Ok, io credo sia tutto. Vado con le ultime del condannato a morte, o della condannata, in questo caso. Dici tutto quello che vuoi e io lo pubblico senza colpo ferire.

Infine vorrei dire che stavo scrivendo un libro sul punk, che poi ho interrotto per fare partire il Vortice. Adesso non ho il tempo per terminarlo ma mi piacerebbe davvero dare un taglio diverso rispetto a quelli usciti finora che seppure bellissimi non descrivono le cose come le vedo io. Vorrei che si capisse quanto di esaltante c'è stato nel punk e non solo autodistruzione. Avrei voluto insistere sulle autoproduzioni e sulla costruzione di un circuito alternativo. Ok questo è tutto…

Vai al sito dell'associazione Vortice: www.helenavelena.com/vortice

[Simone]


 
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