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Articoli Tuesday 14 June 2005:
Resist Now - Laboratorio teatrale di Living Theatre/Impatto Teatro a Roma dal 16 al 26 - aperte le iscrizioni

Centro Living Europa e Impatto Teatro
presentano

Laboratorio LIVING THEATRE:
RESIST NOW!
Teatro politico: un mezzo per resistere

Diretto da Gary Brackett (Living Theatre)

Presso: “La Maggiolina”
[Via Bencivenga, 1 (ang. via Nomentana) Roma ­ Montesacro]

Dal 16 al 26 Giugno 2005. Ore 19.00- 23.00
Costo: 120 euro

L'unico teatro possibile oggi è:
TEATRO DI EMERGENZA
“L’immaginazione come survival-kit del cervello.”

Il 16 giugno avrà inizio il nuovo laboratorio del Living Theatre: Resist Now. A piu di tre anni di distanza il Living Theatre torna a Roma con uno stage al termine del quale verrà proposto un adattamento del suo più celebre spettacolo, Paradise Now (1968).

PARTE I

In questa sezione il lavoro di gruppo sarà concentrato sulla discussione, dimostrazione pratica ed esercizi. Il lavoro deriva da brani di repertorio del Living e dalla tecnica di creazione collettiva e altre tecniche teatrali adottate e sviluppate dalla compagnia: la biomeccanica di Mejerchold, l’idea di Antonin Artaud, lo stile di recitazione creata dal Living “non-fictional acting”, teatro di rito, parateatro, l’espressione corporea corale e il teatro politico di Piscator e Brecht.
Durante il laboratorio vi saranno proiezioni del nuovo documentario sul Living Theatre, “Resist”.

PARTE II

L’obbiettivo del lavoro è creare forme teatrali per la strada che fondono la linea fra disobbedienza civile, teatro, rito e vita basata sulle idee di una resistenza attiva.

Alla fine il lavoro verrà presentato davanti al pubblico il 26 giugno alle ore 22:00
Presso: “La Maggiolina”
Via Bencivenga, 1 - Roma

Info e iscrizioni: 06-9784.0941 (La Maggiolina); 339-806.2937:347/617 7283
garyliving@yahoo.com

Il Living ha sempre affrontato I grandi problemi attuali usando le più alte forme d’arte per confrontarsi con le continue emergenze del loro tempo.
Viviamo in un periodo d’emergenza in cui le nostre risorse naturali: l’aria, l’acqua, gli oceani, le foreste, le molteplici diversità di piante e animali, sono soggette ad un irreparabile danno; dove è l’industria a causare cambiamenti climatici e catastrofi di proporzioni epiche. Mentre le nostre città diventano man mano più inabitabili.

L’idea di una comunità dove la vita economica, familiare, sociale e spirituale si amalgamino sembra più lontana che mai. La nostra salute fisica e psicologica sembra allontanarsi da noi (il cancro è la maggiore epidemia moderna). Perfino le case farmaceutiche e di ingegneria genetica stanno facendo miliardi di dollari mettendo a rischio il nostro stesso cibo. La cultura oggi è sinonimo di spazzatura televisiva e successi hollywoodiani. Gli indigeni sono ormai estinti e la loro cultura è solo materiale per Disneyland e noi sembriamo impotenti nei confronti della nostra dipendenza verso l’oligarchia del petrolio anche se la fine del grande periodo del petrolio è ormai alle porte. Quotidianamente si assiste a crisi di carestia sofferte da milioni di persone e l’esplosione demografica promette solo altri morti per fame.

Sembriamo incapaci di affrontare la crisi; ciechi verso i problemi che incombono su di noi e le promesse della tecnologia e del progresso sono state infrante. Frattanto la guerra e i conflitti civili imperversano senza controllo. La “democrazia” di casa è solo teatro gestito dai mass media e da pochi gruppi che controllano i termini e le forme del processo politico. Fuori casa, la democrazia è importata sotto la protezione di carri armati e ufficiali corrotti e noi chiudiamo gli occhi davanti ai dittatori onnipotenti e ai regimi che servono l’interesse del capitale.

Che fare? Alcuni sostengono che a questo punto, solo una revisione completa del nostro modo di pensare, del nostro essere, potrebbe salvarci. Che una nuova specie di consapevolezza e coscienza è necessaria, che trovare una nuova tecnologia, una formula magica, non è una soluzione. Piuttosto abbiamo bisogno di un nuovo paradigma dell’esistenza. Siamo certamente in un momento cruciale della storia della terra come in nessun altra epoca. Quindi, dove trovare le risposte al grande quesito: come resistere ora?

[Gary Brackett]



Living Theatre

Compagnia di teatro sperimentale fondata a New York nel 1947 da Julian Beck, scenografo, pittore e poeta, e dall'attrice e regista Judith Malina, sua moglie. Inizialmente agiva nell'ambito delle scene "off Broadway", ma già nei primi anni Sessanta concentrò la sua attività in Europa, in particolare in Italia, con tournée e soggiorni di lunga durata. Il Living Theatre ottenne una notorietà che andava ben oltre il ristretto ambito del teatro d'avanguardia, impegnandosi in numerose manifestazioni pacifiste e iniziative di disobbedienza civile (per questo impegno politico il gruppo fu giudicato "non gradito" al governo degli Stati Uniti). L'organizzazione della compagnia metteva inoltre in discussione il tradizionale rapporto che lega gli attori alle direttive del regista, prevedendo la creazione teatrale come momento collettivo ed espressione di una comunità. Programmaticamente il Living rifiutava la finzione del palcoscenico e proponeva l'eliminazione dei confini tra arte e vita, e dunque tra attori e pubblico: gli spettatori spesso venivano chiamati, anche con azioni provocatorie, a partecipare attivamente agli spettacoli. Il linguaggio scenico del gruppo si concentrava soprattutto sugli aspetti gestuali e corporei, mettendo a frutto una rigorosa ricerca ginnico-acrobatica mirata alla creazione di effetti scenografici.
Tra gli anni Cinquanta e i Sessanta il Living Theatre realizzò spettacoli d’avanguardia come Doctor Faustus Lights the Lights (1951) di Gertrude Stein; The Connection (1959) di Jack Gelber, che mette in scena un gruppo di drogati in attesa dello spacciatore; The Brig (1963) di Kenneth H. Brown, rappresentazione di una giornata nella prigione militare della base statunitense di Okinawa; Mysteries and Smaller Pieces (1964), creazione collettiva del Living Theatre; Antigone di Sofocle (1967) da Bertolt Brecht; Paradise Now, presentato al Festival d'Avignone (1968) tra scandali e polemiche. Tra i lavori degli anni successivi si ricordano Sette meditazioni sul sadomasochismo politico (1973), Prometheus at the Winter Palace (1978), The Yellow Methuselah (1982), The Archaelogy of Sleep (1983), The Body of God (1990), Anarchia (1993), Not in My Name (1994, spettacolo contro la pena di morte rappresentato ogni volta che viene eseguita una sentenza capitale), Utopia (1995).

Impatto Teatro

Compagnia italiana di ricerca teatrale fondata da Karim Galici (attore, regista e drammaturgo), insieme a Federica Ferretti (attrice) e Jessica Fabrizi (scenografa), sull'esigenza di fare un teatro d’impatto: un teatro che stupisca senza intrattenere, che lasci a bocca aperta senza applausi, che dia più spazio al buio che alla luce. Nato nell'ottobre 2002, a Roma, si è subito distinto per la particolarità delle perfomance proposte in cui vengono stravolte tutte le regole classiche ad iniziare dal concetto di teatro: non luogo in cui vedere ma luogo in cui SENTIRE. Questo avviene attraverso pratiche di teatro sensoriale dove capita spesso di comunicare nel buio o con gli spettatori bendati perché possano immergersi in tutti i Sensi nel dramma e parteciparci. Impatto Teatro non vive di idee ma di pratica. Infatti le drammaturgie di Karim Galici vengono costantemente lievitate dalle sperimentazioni dei suoi giovani attori uniti dalla convinzione che ricercare è l'unica maniera per crescere.
Il gruppo, formato inoltre da una scenografa, collabora spesso con direttori video e luci, musicisti e costumisti fondamentali quasi quanto gli attori per un teatro che vuole essere avvolgente, o per meglio dire: "d'Impatto".
Il lavoro della compagnia si compie attraverso dei laboratori aperti al pubblico I.T.Lab. che hanno sinora prodotto: Gabbie Invisibili (2003), Giochi di Strada ( La Notte Bianca 2003), Spiragli da Gabbie Invisibili (2003), Eufemia (2004/05) e Origine (Festival Internazionale di Roma 2005).

 
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