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AAVV - Maturità, libri e ragazze (Senso Inverso Edizioni, 2010)
L’antologia Maturità, libri e ragazze, da poco data alle stampe, raccoglie i racconti risultati vincitori del Premio letterario “Mare di carta 2010” organizzato dalla casa editrice Senso Inverso di Ravenna e trae il suo titolo da quello della novella di apertura firmata da Luigi Rovito.
Va subito detto che l’elegante e per certi versi sorprendente volume si fa apprezzare per l’ottima veste grafica e, più in particolare, per la bella copertina realizzata da Vittorio Monticò.
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N6 – Sputando mosche cd (Autoprodotto, 2010)
A distanza di un paio d’anni dal primo demo omonimo, tornano gli N6, Oi! band reatina che canta in italiano e si ispira abbastanza chiaramente alla vecchia scuola nazionale. Innanzitutto mi complimento con i ragazzi per aver registrato Sputando mosche con una line-up di soli due elementi: sono prove di attitudine, specie se vivete – come il sottoscritto – in una zona dove i potenziali componenti validi per un gruppo punk latitano abbastanza. Per quanto riguarda il disco, si basa sostanzialmente su ritmiche sostenute alla primi Nabat e testi di protesta contro stato, chiesa e società di massa, talvolta in rima o comunque assonanti.
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The Master Plan – Maximum respect cd (Nicotine Records, 2010)
Secondo full-length per la all star band formata dal leggendario Andy Shernoff (già bassista dei Dictators), da Keith Streng e Bill Milheizer (chitarrista e drummer dei Fleshtones) e da Paul Johnson (chitarra dei Waxing Poetics). Io per mia sventura non ho sentito il pecedente “Colossus of destiny” (2002), ma per quanto riguarda Maximum respect, posso asserire senza problema che si tratta di un capolavoro: minore, se volete, ma la sostanza non cambia. Grandissimo garage-punk a cavallo tra i nuggets americani degli anni ’60 (che hanno un’influenza pesantissima: impossibile non pensare ai Syndacate Of Sound, agli Shadows Of Knight o ai Monkees, o a un frullato dei tre) e i Dictators stessi. Rock’n’roll a go-go, sfuriate di armonica, schitarrate selvagge e alternanza alle parti vocali di Streng, Shernoff, Johnson e guests del calibro di Dave Faulkner (Hodoo Gurus). Un disco che va bene nella cartucciera stereo 8 di uno scassato bolide d’epoca, mentre correte a tutta sparata intorno al Grand Canyon.
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AAVV – The wildest things in the world 7’’ compilation (Boss Hoss Records, Giuda L’Onesto Records, Area Pirata, 2010)
The Barbacans (Italia), Thee Vicars (Inghilterra), Los Peyotes (Argentina) e Los Explosivos (Messico): quattro garage bands ripartite tra nuovo e vecchio continente per una compilation vinilica di quattro pezzi (uno per gruppo, due per facciata). La soluzione in disuso e l’artwork fantastico e super-godereccio di Wild Evel fanno di questo seven inches un oggetto da collezione già a prescindere, ma considerate anche il fatto che l’aspetto musicale è legato a dei protagonisti assoluti del genere (Los Peyotes in primis) e fatevi due sanissimi conti.
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Nettezza Umana – Fin qui tutto bene cd (Indie Box, Halidon, Punkadeka, Staypunk…, 2010)
Sono quasi certo che Lamette segua i Nettezza Umana di Cremona fin dall’inizio della loro carriera, ma leggo che hanno ben 11 anni di attività alle spalle, quindi è probabile che abbiamo saltato i primissimi passi, che immagino immortalati solo su demotape. Quello che conta, ad ogni modo, è la coerenza con cui la band porta avanti il discorso, dal momento che italian hardcore old school incazzato facevano ai tempi di “Allo stremo” e italian hardcore old school incazzato fanno ora su Fin qui tutto bene. Naturalmente la tecnica si è affinata, con l’aggiunta di un basso “pesante” e di un gran numero di stacchi a volte metal-oriented, ma la sostanza è la stessa: scuola Sottopressione e cantato screamo fino ai limiti delle corde vocali (il genere che fu praticamente inaugurato in Italia da Zazzo dei Negazione).
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Argies – Click off cd (Combative Records/Anfibio Records 2010)
Streetpunk con una buona iniezione di melodia e qualche inserto ska per l’ormai storica formazione del paese di Maradona, che in quindici anni di onorata carriera ha girato praticamente tutta l’Europa e gran parte del Sudamerica. Click off – coprodotto dall’argentina Combative Records e dall’italianissima Anfibio – è l’ennesimo capitolo di una saga discografica sconfinata, smembrabile in un numero inquantificabile di cassette, 7’’, full-length, compilation e chi più ne ha più ne metta. Gli amanti del genere, ammesso che non stessero già aspettando l’uscita di questo disco, troveranno sicuramente pane per i loro denti. Attitudine, spirito antisociale e line-up intercambiabile che ruota attorno al cantante David, autore principale e motore indiscusso degli Argies.
Un gran disco punk ’77, nell’accezione più sporca, devastante e ricca di attitudine del termine: comprare questo 45 giri e metterlo sul piatto per un neofita potrebbe persino determinare la comprensione stessa dello spirito del punk-rock. Che non in fondo vuol dire fronzoli e non vuol dire piattume, non vuol dire dischi patinati e non vuol dire veste grafica di merda, non vuol dire immagine nullificata e non vuol dire totale apparenza: punk nella mia accezione sta per homemade, contenuto forte e/o urgente, linguaggio esplicito, schiettezza. E qui c’è tutto in una compressa.
Lato A: Cockerocket, provenienza Roma. Lo-fi, voce femminile, inserzione di tastiere con effetto wave; velocità, arrangiamenti pregevoli, rimandi non troppo marcati agli X-Ray Spex.
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From Plan To Progress – Ink stains & incidents (NoReason Records, 2010)
Cinque anni di attività, un EP (“Bombs, towns and chords”), un primo album (“Evolution in the wrong direction”), un tour in Russia e molte date di supporto a bands del calibro di Strike Anywhere, Strung Out, H20, Against All Authority e This Is A Standoff: questo il passato della band britannica. Nel presente dei From Plan To Progress, invece, c’è questo secondo full-length dallo stile limpido e ben definito, che riesce a colpire nel segno proponendo una scaletta che alternando episodi più o meno lanciati si colloca completamente nell’ambito della classica scuola di hardcore melodico, introspettivo e social oriented.
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Kani – Rockabeast cd (Nicotine Records, 2010)
Un debutto in pole position per il quartetto di Vicenza, da non confondere con la quasi omonima Oi! band pesarese degli anni ottanta. Il loro primo album Rockabeast, per quanto mi riguarda, si piazza idealmente a cavallo tra lo streetrock, l’hard-rock e lo scum punk, proponendo una scaletta quasi completamente lanciata e d’impatto, inframmezzata qua e là da qualche blues venefico. I titoli dei pezzi (“Proud smoker”, “The dirty son of Joe Cocker”, “Don’t steal my boots”, “4 bastards 4 a roll”, tanto per citarne qualcuno) parlano abbastanza chiaro sull’attitudine rock’n’roll alla Motörhead della band, e non è un caso che i Kani abbiano in passato partecipato a un tribute album dedicato al panzer britannico (dimostrando tra l’altro anche ottimo gusto: “March or die”, da cui hanno pescato, per quanto mi riguarda è il disco più sottovalutato degli anni novanta!).
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The Astrophonix – Mental interference cd (Area Pirata, 2010)
Tornano gli Astrophonix di Firenze, già visti su questi schermi, con un album nuovo di zecca che già a primo ascolto mi sembra una spanna avanti rispetto all’impeccabile biglietto da visita rockabilly che era “Suspendend time”. La chiave di volta di questo Mental interference è lo shaker: la band dimostra di essere in grado di frullare, insieme al consueto rockabilly venato di surf, elementi pop anni ‘60, rock’n’roll anni ‘50, hard rock anni ’70 e punk-rock anni ’80. A momenti sembra palesarsi l’influenza dei Beatles pre-“Revolver”, cinque minuti dopo sembra di essere in terra Lookout Records e dieci minuti dopo siamo nel bel mezzo di un’ispirazione alla Stray Cats. Insomma, fanno quello che vogliono e lo fanno bene.
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The Kaams – She’s a killer promo-cd (Bedo Records, 2010)
Garage rock sul genere dei nuggets americani meno concilianti degli anni ’60, con l’aggiunta di un piglio blues che spesso e volentieri emerge prepotentemente, complice anche l’uso dell’armonica a bocca. Questa la formula dei The Kaams, trio bergamasco caratterizzato da un buon tiro a livello di arrangiamenti e da un suono volutamente lo-fi che coglie nel segno e crea il desiderato effetto vintage (le ripresa delle voci, in particolare). She’s a killer, il loro primo EP, mi sembra il giusto incipit di una band che sa dove vuole andare.
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Kalashnikov – Living in a psycho-chaos era cd (Kalashnikov Collective, 2010)
Se i Wretched fossero sopravvissuti agli anni ottanta, sicuramente si sarebbero evoluti in un progetto simile a quello dei pure milanesi Kalashnikov, che alla dimensione di partenza a base di anarchismo, punk-hardcore, DIY e booklet dei dischi che strabordano di grafica handmade e controinformazione hanno aggiunto narrativa, futurismo, voce femminile e contaminazioni balcaniche. Per giunta, come i Crass, sono un collettivo: ben 12 compagni anarchici il cui ruolo è spesso indistintamente quello di musicisti, produttori, scrittori e grafici. Living in a psycho-chaos era, registrato in proprio in una casa occupata, è l’ultimo capitolo della loro vastissima discografia, che copre gli ultimi dieci anni con un numero ormai incalcolabile di nastri, cd e 7’’.
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White Pagoda – Chair evolution (not design) cd (UFO Hi-Fi, Tornado Ride Records!, Teen Sound Records, Goodfellas, 2010)
Dall’artwork di copertina ho intuito che si trattava di qualcosa di interessante. Quando vedo un’impostazione grafica molto minimale, subito penso: punk ’77. E infatti è punk ’77, per fortuna, e anche di quello dannatamente buono. Riassumiamolo così: su un impianto ritmico alla UK Subs era “Stranglehold” e “Teenage” innestate una chitarra più elaborata, diciamo orientata verso la New York del ’75, e aggiungete un cantato composto e mai sguaiato e delle liriche interessanti e lapidarie. La recensione potrebbe anche finire qui, non trovate? Ma seguitiamo.
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Sellfish – Major League Punkrock Lp (Autoprodotto, 2010)
Punk-hardcore melodico, professionale e tiratissimo per la band olandese, che al momento dell’uscita di questo vinile vanta la bellezza di sedici anni di attività, e narra di aver suonato praticamente in qualsiasi locale dei Paesi Bassi, oltre a fare tour in Belgio e Germania. La mia personale opinione su Major League Punkrock è che c’è modo e modo di fare hardcore melodico, e se la maniera recente non mi piace affatto o molto poco (e con testi in italiano le cose vanno di male in peggio), riconosco invece i pregi musicali di bands “vecchia scuola” come i Sellfish, che si rifanno chiaramente ai Bad Religion, ma non disdegnano qua e là rimandi a Operation Ivy e primi Rancid.
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Klasse Kriminale – The rise and fall of the stylish kids… Oi! Una storia (Anfibio Records, 2010)
I ragazzi sono tornati, a suon di vetri rotti, sirene, cori alla Sham 69 e chitarre sparate impietosamente. È il nuovo album degli storici Klasse Kriminale, musica di strada dal 1985. Balestrino non delude, con quello che vuole essere un concept album sullo streetpunk (e che nella sua edizione digipack, limitata a 300 copie, include una storia a fumetti a tema disegnata da Simone Graziani). A mio personale avviso The rise and fall of the stylish kids è senz’altro il disco più intransigente che i savonesi ci propongono da anni. Impregnato nelle roots fino alla citazione diretta (vedi “Destroy Babylon”, che riprende a tratti “Babylon’s burning” dei Ruts), è una risposta diretta alle accuse mie e di tanti altri scettici riguardo al destino dell’Oi!: si parla dell’entusiasmo dei kids, dello spirito di aggregazione, ma anche – senza remore – del declino, della droga, delle contraddizioni, dei tradimenti.
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Chillihounds – Welcome to the show cd (Nicotine Records, 2010)
Welcome to the show è il secondo album della band di Gothenburg, seguita dalla nostra Nicotine fin dal suo esordio discografico (2007, previo demo e quattro anni di precedente attività). La miscela è punk-rock orecchiabile e fortemente influenzato dagli AC/DC dei bei tempi (era Bon Scott, ovviamente!), anche se come numi ispiratori gli svedesi citano pure Deep Purple, Grand Funk Railroad, Status Quo, ZZ Top e il temibile e odiatissimo Ted Nugent. Inutile dirvi che il sapore di anni ’70 non è un retrogusto. Quattro quarti fisso, giri di derivazione blues e rock’n’roll, solos e stop di piatto a go-go, con qualche inserto vagamente funk. Neanche i Kiss mancano all’appello, a mio avviso.
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Domenico Vecchioni - Tiranni e dittatori (Editoriale Olimpia, 2010)
Domenico Vecchioni è un diplomatico con la passione della scrittura che ha già pubblicato interessanti saggi storici come I signori della truffa, Storia degli 007 dall’era moderna a oggi, Spie, Spie della seconda guerra mondiale e Le spie del fascismo, tutti editi da Olimpia. Adesso esce con il suo lavoro più interessante, scritto mentre svolgeva la delicata funzione di ambasciatore italiano a Cuba, terra ricca di insegnamenti per conoscere i dittatori. Il volume analizza la figura di alcune dittature africane dell’epoca post coloniale come Bokassa, l’imperatore nero ammiratore di Napolene, e Mswati III re dello Swaziland. Racconta le vicissitudini economiche di Imelda e Ferdinando Marcos, passando per Rafael Trujillo, dittatore affarista di Santo Domingo. Non poteva mancare il genocidio cambogiano del folle comunismo targato Pol Pot e il massacro sistematico di Idi Amin Dada in Uganda. Un capitolo molto ben fatto e ricco di interessanti particolari riguarda François Duvalier detto Papa Doc, il dittatore sincretico di Haiti che si spacciava per la reincarnazione terrena di Baron Samedí, una divinità del vudú, e trasformò una repubblica in monarchia assoluta di stampo religioso superstizioso.
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Fabrizio Foni - Piccoli mostri crescono - Nero, fantastico e bizzarrie varie nella prima annata de La Domenica del Corriere (1899) (Perdisapop/Walkietalkie, 2010)
Ecco un libro originale scritto da un giovane studioso di cose fantastiche, esperto salgariano e amante del pulp, degli orrori, della letteratura a base di mostri e stranezze che tanto andava di moda nel secolo scorso. Fabrizio Foni ci accompagna tra le pagine della Domenica del Corriere nel suo primo anno di vita, tra curiosità, bizzarrie, piccoli orrori quotidiani, realtà romanzesca, racconti dei lettori e romanzi a puntate scritti da grandi firme. Peccato che si fermi al primo anno di pubblicazione, perché fare una storia sintetica della Domenica del Corriere sarebbe stata un’esperienza esaltante, come redigere la storia popolare d’Italia attraverso le pagine di un periodico. Foni sceglie il metodo accademico, la cura filologica e sistematica, cita molti racconti ispirati alla realtà, le narrazioni fantastiche, le famose copertine di Beltrame, gli esempi di virtù, bestialità, cronaca nera e rosa, tutti gli articoli che hanno decretato il successo della rivista settimanale del Corriere della Sera.
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Razzapparte – Briganti cd (Anfibio Records, 2010)
Quando si parla di Oi! italiano che non sia revival degli anni ottanta, non riesco a nascondere la mia predilezione assoluta per i Razzapparte. L’ormai storico combo viterbese, in attività dal 1995, è forse l’unico gruppo streetpunk italiano che ha avuto il coraggio e il merito di prendere atto della fine di un ciclo “storico”, abbandonare formule ormai in decomposizione, farsi un esame di coscienza, prendere atto di nuove istanze musicali, ideali e umane e convertirle come sempre in musica. Non è poco, anzi, è tutto quello che un gruppo che non si reputa “fun” e che suona per trasmettere un messaggio dovrebbe fare. Il nuovo ciclo Razzapparte, inaugurato tre anni or sono con il pregevolissimo “Il drago e il leone”, prosegue con questo nuovo Briganti, forte – tanto per cominciare – di un artwork di copertina assolutamente fantastico, firmato dall’illustratore messicano CHema Skandal. Dopodiché sono lieto di annunciarvi che anche questa volta, scandagliando tra i solchi del cd e nelle pagine del booklet non troverete scoattate, slogan ripassati al tegame e minacce di morte per questa o quella categoria di pseudonemici, come da trito clichè Oi! adolescenziale. “Briganti” è un disco adulto, ragionato e realmente interessante, non solo duro e godibile: in altre parole, è il disco di una skunk band i cui componenti – pur non avendo cambiato intendimenti e bandiera – hanno semplicemente un modo di dire le cose diverso da quello di quindici e anche di dieci anni fa, e non lo nascondono. Gloria, stima e rispetto per loro.
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Faz Waltz – Faz Waltz cd (Tre Accordi Records, 2010)
Frullate Stones, Bowie e T. Rex in uno studio di registrazione odierno, mescolate con alcool a 90° e somministrate per via orale a una band con creatività a 360° e piglio tecnico invidiabile, e avrete i Faz Waltz di Cantù, in attività dal 2007 e finalmente giunti al loro esordio discografico su full-length dopo un EP apripista su Sliptrick Records. La band di Faz La Rocca mette così a segno, a mio avviso, un esordio granitico, d’accordo, ma in primo luogo imperdibile per tutti i fan del glitter rock. Poco ma sicuro è il fatto che si tratta della miglior reinterpetazione italiana del filone che io abbia mai sentito in assoluto (e vi assicuro che dagli anni ’90 in poi me ne sono sparate parecchie, anche perché i Guns N’ Roses, con le loro dichiaratissime e pluricoverizzate influenze, determinarono subito un riflusso incredibile anche nello stivale).