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  Commenti
Cool di: sosoabram
cool di: sosoabram
Re: Luigi Bonanni (Centocelle City Rockers, Garçon Fatal) di: rightjobspk11
Re: Gola profonda (Deep throat, USA, 1972, col.) di Jerry Gerard (Gerard Damiano) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: rightjobspk11
Re: Trade Unions – Acciaio salmastro e sudore cd (Still Standing Army, Red Sound 21, Bukowski Productions, Cardio Studios, 2011) di: rightjobspk11
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123
Re: G. G. Allin (1956/1993) di: monica123

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Argomento: Tutte le news

Relics: Porcodio – Nessun posto per me 7’’ (Lengua Armada Records, 2011)

Lengua Armada Records, per gli ‘gnoranti dell’argomento, è un’etichetta di primo piano del punk-hardcore americano, fondata, curata e diretta da Martin Sorrondeguy dei Los Crudos/LimpWrist. Il Porcodio, invece, oltre che un’esclamazione e un’arte, è una all-star band italoamericana formata da Kenny (Government Warning) al basso, Kevin (Empty Grave) alla chitarra, Brandon (Government Warning, Direct Control, Wasted Time) alla batteria e dal nostro Chef Ragoo – rapper di rilievo ma soprattutto vecchia cajenna di mille punk bands a partire dagli ultimi ’80 (tra tutte citiamo almeno Block Of Flats, Tramones, Flu! e Anti You) – alla voce e testi in italiano. L’intenzione, senza girarci troppo intorno, è quella di riproporre l’anarco-punk-hardcore italiano “classico” della vecchia scuola – quello che negli States ci hanno amato, imitato e supportato – direttamente per gli States. E visto che una all-star band degna di farsi affibbiare questo appellativo ovviamente non può fallire e non fallisce negli intenti, eccovi servito un 7’’ che suona come Indigesti meets Impact meets Eu’s Arse con testi venefici, libertari e rancorosi.

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Relics: Uniplux – Maledetto rock / Sally (Pogo Records, 1984, 7”)

Secondo singolo sulla lunga distanza per i romani Uniplux: ancora voce femminile, ancora punk-rock shakerato con una notevole dose di melodia. Non lasciatevi trarre in inganno dal cambio di etichetta, che suona sicuramente meno mainstream rispetto alla precedente: il dato di fatto è che Maledetto rock – canzone uscita sul mercato in un momento di collaborazione/partecipazione dei nostri a varie trasmissioni sui networks nazionali e locali (Orecchiocchio, Onda Verde, Domenica Rock) – era in realtà la sigla dell’omonimo programma RAI.

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Relics: Uniplux – Chi siamo noi / UX (RCA, 1982, 7”)

Uno degli ultimissimi gruppi punk italiani a godere del supporto e del lancio delle majors è originario di Roma capitale: sono appunto gli Uniplux di Fabio Nardelli, nati nel lontano 1980 e tuttora in attività come rock band, con una formazione completamente rivoluzionata. Chi siamo noi / UX, edito dalla RCA italiana, è appunto - senza ombra di dubbio - il migliore dei due 45 giri che i capitolini misero a suo tempo sul mercato. La band ha descritto i suoi “early days” come un tentativo di denuncia musicale del disagio giovanile, causato dall’incomunicabilità, dall’emarginazione sociale e dal degrado urbano; di fatto, comunque, gli Uniplux suonavano un rock-punk (o, in senso largo, un punk-rock) di chiara ispirazione 70’s, vuoi anche per l’epoca ancora pienamente a cavallo tra i due decenni.

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Relics: Andrea Liberovici – Liberovici Lp (Cgd, 1980)

Eccolo, il capolavoro di Liberovici! Quattro quarti secco e schitarrate di turno introducono immediatamente “L’eroe e l’eroina”, la canzone più famosa e discussa ch’egli mai partorì, riprovandoci appena due anni dopo il debut discografico in età adolescenziale. Il pezzo ovviamente parla della roba, allora in drammatica ascesa nelle vene di una generazione, e lo fa in maniera poco reticente: «Si trova alla banca, si compra alla Standa / la neve ti sfianca, chiedimela bianca». Non sembra esattamente una denuncia sociale (in effetti non erano ancora maturi i tempi), ma Liberovici ha certo il merito di aver toccato l’argomento tra i primissimi in Italia. Il disco prosegue quindi con un’escalation di sberleffi e zeppate cantautoriali, mollate anche con un certo, blasfemo stile. “Ammorissimmo mmio”, sorta di ballata sfottente, ironizza evidentemente sulla dimensione sanremense («Sotto le grosse coperte ti stavo di nuovo pensando / il primo amore non si scorda mai neppure dormendo / il primo amore se è bello ti stravolge mica da ridere / ho fumato 100 sigarette e mi son fatto un bidé / pensando a te, a te»). In “Ciuff ciuff”, non contento, il nostro bissa cantando: «Lo sai non ho lo scolo, e allora non lasciarmi solo».

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Relics: Rats – C’est disco 12” (Nice, 1981)

Chi se li ricorda negli anni ’90, suonanti rock italiano alla Ligabue (con cui, tra l’altro, collaborarono clamorosamente), stenterà a credere che i modenesi furono tra i primi gruppi italiani ad essere sensibili alle atmosfere punk, nel lontano 1979. Questo disco – il primo della saga Rats in assoluto – è rimasto a lungo anche l’ultimo che documenta la formazione stabile del gruppo all’inizio degli 80’s, quando la band era capitanata dalla cantante Claudia Lloyd e dal chitarrista Wilco Zanni. Non è improbabile, anzi, visto il bifrontismo del sound di “C’est disco”, che i Rats fossero all’epoca divisi tra lo sperimentalismo della prima e l’attitudine più sanguigna di quest’ultimo, che avrebbe poi prevalso fino alla fine.

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Relics: Decibel – Punk (Spaghetti, 1978)

Quando Enrico Ruggeri dice che il punk in Italia l’ha portato lui, sostanzialmente ha ragione. Che ci crediate o no, e soprattutto, che lo vogliate o no, il Rouge – capello biondo tinto e inconfondibili occhialoni bianchi – è stato a suo tempo il cantante dei gloriosi Decibel, la prima spaghetti bénd a incidere un disco punk di nome e di fatto. Per quanto i detrattori detraggano, infatti, il loro sottovalutato mini-lp d’esordio è uno dei pochissimi vinili nostrani esenti dal revival, nel senso che mentre in Inghilterra e nel resto del mondo spopolavano (o avevano appena spopolato) i Sex Pistols, i Damned, i Clash e compagnia cantando, qui in Italia vennero fuori 1000 copie circa di questo 33 giri, che – stando alle cronache del tempo – si beccò subito fior di stroncature e fu venduto a parenti e amici. Su cosa andasse invece per la maggiore quell’anno, è meglio stendere un velo pietoso: la morale della favola è che oggi, mai più ristampato, Punk è assurto al livello dogmatico di assoluta leggenda, come la poltrona in pelle umana di fantozziana memoria. Altra leggenda, che oggi confermo, vuole che la copertina sia un collage sul modello dei celeberrimi artworks realizzati da Jamie Reid per le pistole del sesso. Risultato bellissimo e naif, con tanto di svastica, bandierina yankee e logo Decibel inscritto in un cazzetto ritagliato (non venitemi a dire che si tratta semplicemente di una d e di una b!). Quando poi il disco gira sul piatto e partono le schitarrate, è immediatamente chiaro che non si scherza affatto.

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Relics: Concrete Sox - Whoops sorry vicar! (Manic Years, 1988)

Prima di tutto ricordiamo sempre ai lettori di Lamette di dare una sbirciata ogni tanto alla rubrica Relics (reliquie), oppure, se magari cercate qualche gruppo in particolare, di scriverlo sul motore di ricerca. Allora, dette ste du' stronzate, iniziamo con una breve storia del gruppo inglese, che magari non tutti conosceranno, dato che ormai non girano più e le loro produzioni non sempre sono di facile reperibilità. I Sox si formano nel 1982 come anarcopunk band, ma con l’esplosione del thrashmetal il gruppo cambia direzione musicale ma non attitudine, passando al thrashpunk o metalcore (nelle loro prime foto si vedono spesso magliette dei Metallica). Nel 1985 esce il loro Lp di debutto, "Your turn next", prodotto dalla C.O.R. Records; subito dopo assistiamo al primo cambio di formazione, quando il cantante-batterista John lascia per entrare negli Heresy (storica band HC) e al suo posto subentra Andy Sewell alla batteria, che suonava anche nei City Indians, coadiuvato da Sean Cook alla voce. Con questa formazione, nel 1986 realizzano uno split-Lp proprio con gli Heresy, prodotto dall’allora sconosciuta label Earache Records (per la cronaca, questo disco risulta essere la prima release dell’etichetta). Per qualche anno questa formazione rimase stabile ed i Sox fecero varie tourneè in europa e toccarono anche l'Italia: infatti nella ristampa che ho tra le mani di Whoops sorry vicar! ci sono proprio come bonus tracks 8 pezzi presi dal live in Italy del 1989.

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Relics: Faust’O – Suicidio (Cgd, 1978)

Se sia punk o meno, è argomento di accesa discussione da oltre vent’anni: il dato di fatto è che Fausto Rossi – al secolo Faust’O – rimane senz’ombra di dubbio il cantautore più interessante e (relativamente) misconosciuto che l’Italia abbia mai sfornato dagli anni ’80 fino ad oggi, nonché il più estremo concettualmente. Ogni altra etichetta mi sembra francamente riduttiva. Suicidio, opera prima dal titolo eloquentissimo, è il primo episodio di una trilogia discografica «i cui semi alimentano buona parte della musica pop italiana per tutti gli anni Ottanta», recita giustamente un suo recente curriculum. All’epoca, si trattò più o meno di un esperimento mainstream che sfuggì ben presto al controllo. “Suicidio”, uscito su major e prodotto da Alberto Radius (Formula 3), si presenta infatti ai curiosi come un concentrato di incubi e visioni di Faust’O – musicista eclettico per eccellenza – innestato su arrangiamenti complessi ed imprevedibili che spaziano dal progressive rock al pop nevrotico, prefigurando praticamente la new wave a venire. La voce, schizofrenica e inquietante, è assolutamente inconfondibile nel suo continuo virtuosismo, e i testi osano troppo anche per i tempi attuali.

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Relics: Cro-Mags - Age of quarrel (Profile Records, 1986)

Con questa recensione comincia la mia collaborazione all'interno di Lamette. Ho promesso a Simone di dargli una mano per i Relics, occupandomi per lo più di hardcore americano.
L'anno è il 1986, "l'anno della disputa". I Cro-Mags nascono a New York nel 1982 per mano di un certo Harley Flanagan, ragazzino precoce, già noto per essere stato il batterista degli Stimulators. La mitica formazione - tra le prime a mischiare in qualche modo il punk col metal - contiene anche John Bloodclot, Parris Mayhew, Doug Holland e Mackie Jayson.

Leggi Tutto    commenti: 4

Relics: Hitler SS/Tampax split 7” (Autoprodotto, 1979)

Rovistando tra la polvere, a volte si potrebbe trovare qualcosa di davvero raro e interessante. Parlo dell’ormai introvabile split tra Hitler SS e Tampax.

Penso sia uno dei primi 7” punk usciti in Italia. In effetti siamo nel 1979, a due anni dall’uscita di “Nevermind The Bollocks”, uno dei dischi più punk per eccellenza. O perlomeno così si dice.


Leggi Tutto    commenti: 40

Relics: Iggy And The Stooges - Raw power (Sony/CBS, 1973)

Ragazzi, cacatevi sotto. Torna la rubrica sul vinile atavico, con un disco che in questi giorni sto ascoltando a manetta e apprezzando vieppiù: il fantasmagorico "Raw power", capolavoro del proto-punk e ultimo capitolo ufficiale della saga Stooges. Il canto del cigno della rock band più ruvida e violenta dei primi anni '70 (per la cronaca, le loro live-performances furono anche i primi show che non risparmiavano spargimento di sangue nel senso letterale del termine) fu concepito quando il gruppo era ormai alla frutta e prodotto da Mr. David Bowie in persona, tra controversie enormi e tuttora insolute.

Leggi Tutto    commenti: 3

Relics: The Avengers – The Avengers (CD Presents, 1983)

Era un pò che non si rispolverava il vecchiume punk-vinilico. Stanchi delle solite recensioni di bènds dell’ultim’ora? Vabbene ragà, rituffiamoci nella prima, anzi primissima ora del punk am’mericàno e mondiale. Chi si ricorda i mitici Avengers, antichissimo combo capitanato dalla bionda cantante Penelope Houston? Per voi ignoranti: questa band si formò negli uniti stati d’America a inizio 1977, e campò non più di un paio d’anni, ma ebbe anche il tempo di aprire per i Sex Pistols durante il famoso concerto di Winterland (che poi fu l’ultimo per Rotten, Vicious e company, già devastati da droga, reggae e managers) e di farsi produrre il secondo EP (comprensivo di “The american in me”, “White nigger”, “Uh-oh” e “Second to none”) nientemeno che dal terribile Steve Jones, cafonissimo chitarrista delle Pistole Del Sesso.

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Relics: Misfits – Walk among us (Ruby/Slash Records, 1982)

Quello che sta girando in questo momento nel mio moderno lettore è uno dei dischi punk più belli non solo dei tempi che furono, ma di tutti i tempi. Il trademark è dei granitici Misfits, ovvero la prima e senza dubbio la più grande horror-splatter-punk band della terra. Nel proporvi questo “Walk among us” come capolavoro imperdibile e assoluto del genere da noi trattato (se già non l’ha vinto, meriterebbe ben più di un disco di platino) sono sicuro al 100% di non sbagliare, dal momento che i Misfits sono stati il primo gruppo punk che mi sia stato dato di ascoltare, e saranno anche l’ultimo che dimenticherò, nel caso in cui l’arteriosclerosi inevitabilmente mi raggiungesse.

Leggi Tutto    commenti: 5

Relics: AAVV – Skins e punks=T. N. T. 7“(C. A. S. Records, 1983)

Ci sono momenti in cui sono assolutamente soddisfatto del livello di interattività raggiunto con Lamette. Un ringraziamento speciale va oggi a Elena, una delle lettrici più assidue e affezionate delle ns. porcate, che mi ha testé procurato una copia di questo storico vinyl-EP ormai introvabile (io stesso lo cercavo da anni), chiedendomi più o meno un parere personale in merito. Data la situazione, mi sento come minimo obbligato a depositare immediatamente le mie impressioni nell’apposita rubrica, senza colpo ferire: e lo faccio, infatti, solo per voi bastardi.

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Relics: Black Flag – Nervous breakdown 45rpm (SST, 1978)

Quando parliamo dei Black Flag parliamo sempre di un gruppo ancora oggi inarrivabile e fondamentale, nonostante poi alcuni dischi jazz-punk-spoken del periodo Rollins siano stati in effetti difficili da digerire per tutti, se non altro per la loro complessità musicale e ideologica. Troppo ci sarebbe da dire, su tutti i livelli, a proposito di cose come “Family man” (ma anche come “Slip it in”), tutt’altro che brutte ma totalmente stranianti: ecco perché oggi parliamo esclusivamente dell’Ep a 45 giri che costituì l’esordio della Bandiera Nera e che rimane, a mio avviso, il suo capolavoro assoluto e imbattuto.

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Relics: Crash Box – ...Vivi! 7” (Crash Rec., 1984)

Come tutti sanno, il caso volle che nella Milano da bere dei primissimi anni 80 il movimento punk-hardcore iniziasse improvvisamente a proliferare. Chi tra voi bastardi lettori ha letto Philopat avrà più o meno concluso che tutti i gruppi usciti in quegli anni nella città erano ideologicamente avanzati e tecnicamente meravigliosi.

Ma vogliamo guardare un attimo in faccia la realtà?


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Relics: Poison Idea – Pick your king (Fatal Erection, 1983)

Parliamo di hardcore oggi, e lo facciamo dandovi in pasto il primo Ep vinilico di coloro che sono certamente da annoverarsi tra i progenitori/antesignani assoluti, se non addirittura tra gli inventori del genere stesso: parlo, ovviamente, dei ciottissimi Poison Idea, mitica cult-punk band (oggi un po’ meno cult) di Portland, Oregon.

I suddetti Poison Idea, a mio risoluto avviso, hanno avuto infatti l’indubbio e fondamentale merito di aver saputo incarnare alla grande e nello stesso tempo entrambe le facce del mito punk della velocità: quella musicale e quella biologica.


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Relics: Johnny Thunders - Que sera sera (Jungle, 1985)

Che fissa. Come facevo a non scrivere niente di questo disco ? Ora che finalmente lo ascolto per intero, sono senza parole. Il secondo e ultimo Lp solista di Johnny Thunders è addirittura migliore del precedente, nonostante "So alone" sia un classico irripetibile. Pochi cazzi, siamo di fronte a una leggenda smisurata del punk, ma soprattutto del rock'n'roll. E se non siete d'accordo, cambiate pure canale.


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Relics: Quelli che urlano ancora! (C. A. S., 1985)

Un tuffo nel passato Oi! del nostro paese, con questa storica compilation edita dalla Campane A Stormo, etichetta (auto)produttrice di tutto il vecchio materiale dei gloriosi Nabat.

Questa, per intenderci, è l'unica raccolta uscita ai tempi dei tempi in cui ci sono tutti, ma proprio tutti, i protagonisti della scena skin dell'epoca: Basta, Dioxina, Rough, Klaxon, Hydra, Cani, Nabat, Hope And Glory, Fun, Youth, SS20. Che volete di più? I Plastic Surgery, forse, al limite…


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Relics: Basta - Non posso sopportare questa sporca situazione 7" (Autoprodotto, 1983)

Giusto una settimanina fa un ragazzo mi aveva chiesto di recensire lo storico dischetto del combo fiorentino, e non sia mai detto che una richiesta inconfutabilmente più che logica debba rimanere inesaudita: dunque beccatevi un pezzo fondamentale della storia dell'Oi! italiano, racchiuso nel primo, unico e purtroppo ultimo lavoro dei toscanacci Basta.

5 brani, 5 classici: dall'ormai celeberrima "Nessun pudore" (probabilmente tutti gli skinheads e quasi tutti i punx d'Europa la conoscono a memoria), alle quasi altrettanto note "Disertare" e "Caos", al super-anthem "Non cambierò mai" ("Porterò nella bara la mia testa pelata/ porterò nella bara anfibi e bretelle/ porterò nella bara il mio odio per voi"), a "Basta con la polvere", che è praticamente un classico assoluto della saga punk-contro-la-roba.


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Sunday 30 April 2017


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